SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Liberal e conservatori. L'America da Nixon a Bush

Giuseppe Mammarella

Roma-Bari, Laterza, pp. VI-190, euro 16,00 2004

?Dal successo o dall'insuccesso della rivoluzione economica e culturale in cui l'America è impegnata, dipenderà in larga misura se il prossimo secolo almeno nel suo primo quarto, sarà americano come lo è stato quello che sta per concludersi?. Così si esprimeva una decina d'anni fa Mammarella. In questo nuovo libro, che ripercorre il pieno dispiegarsi dell'egemonia conservatrice seguendo a grandi linee l'evoluzione politica USA dell'ultimo trentennio, egli si è fatto più pessimista. ?Piuttosto che un nuovo secolo americano, il XXI secolo?, dice oggi, ?potrebbe essere quello in cui l'America sarà costretta ad affrontare le incognite e i traumi di un lento ma inesorabile declino? (p. VI). Sulle orme di Charles Kupchan, uno dei più critici studiosi USA, l'autore vede ?sempre più numerosi segnali? (p. 165) di difficoltà per gli Stati Uniti, sul piano militare e su quello economico-sociale. Sul terreno militare i problemi derivano dal nuovo tipo di guerre, che paiono eccedere le capacità di risposta dell'esercito dell'unica superpotenza rimasta: un esercito ancora modellato sui conflitti totali del XX secolo e dunque impreparato a misurarsi con l'esigenza crescente di controllo del territorio. I problemi economici e sociali si riassumono in due incognite. Una consiste nell'aumento degli investimenti USA all'estero, con la conseguente creazione di ?due economie parallele, quella domestica e quella internazionale, che si fanno una concorrenza reciproca? (p. 171). La seconda incognita è costituita dalla polarizzazione sociale e dalla crisi della stessa classe media, effetto dei processi di globalizzazione e liberalizzazione ?selvaggia?; squilibri, questi, che, a parere di Mammarella, il dopo 11 settembre e le politiche, unilaterali in politica estera e ultraliberiste all'interno, di Bush jr., sembrano aver accentuato. Una compiuta valutazione del primo mandato di Bush jr. è evidentemente prematura, così come ancora tutta aperta è la discussione sul futuro degli Stati Uniti come paese-guida (e con quali modalità) del XXI secolo. Numerosi indizi sull'andamento dell'economia e sulle condizioni sociali USA inducono tuttavia a concordare con l'autore almeno sui limiti delle politiche neoconservatrici. Più problematico pare invece condividere la speranza, manifestata da Mammarella, in ?un nuovo modello sociale?, moderato e pragmatico, capace di superare le rotture etnorazziali ed economiche più eclatanti e di aggregare attorno a sé una versione aggiornata del Vital Center, il blocco sociale popolare, moderatamente aperto e progressista, esaltato da Arthur M. Schlesinger jr. all'inizio della guerra fredda. Il panorama di decomposizione del tessuto sociale e di divisione politica che il paese presenta (e che Mammarella documenta puntualmente) milita decisamente contro una tale eventualità.


Ferdinando Fasce