SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Lo stato sociale di Hitler. Rapina, guerra razziale e nazionalsocialismo

Götz Aly

Torino, Einaudi, IX-406 pp., Euro 24,50 (ed. or. Frankfurt am Main, 2005) 2007

Dopo la sua pubblicazione in Germania il volume di Aly ha suscitato un vivace dibattito sui maggiori organi d'informazione, paragonabile alla più nota controversia scatenata anni or sono da Goldhagen. Alcune somiglianze nelle tesi dei due autori aiutano a comprendere la forte componente emotiva che ha caratterizzato il dibattito. Aly, come Goldhagen, sostiene una tesi semplice e dalle forti implicazioni morali: «Chi non vuol parlare del vantaggio che ne trassero milioni di tedeschi farebbe meglio a tacere sul nazionalsocialismo e sull'olocausto» (p. 362). La componente distruttiva e criminale sviluppata dal regime durante la guerra sarebbe non solo, e non tanto, frutto dell'ideologia razzista quanto della volontà di garantire a milioni di comuni tedeschi vantaggi materiali a scapito della borghesia tedesca e soprattutto dei popoli «razzialmente» inferiori. In un capitolo denso di cifre, Aly rileva come il finanziamento tedesco della guerra tendesse a sgravare i redditi medi e bassi dall'imposizione fiscale, ad assorbire «senza chiasso» credito a breve termine dagli istituti di credito e non direttamente dai cittadini, ad impiegare il più possibile le entrate estorte dai paesi occupati e alleati per alleviare il peso sulla popolazione tedesca. In tal modo il nazismo comprò l'adesione delle masse alla politica del regime. La tesi evidenzia la corresponsabilità del tedesco comune nel massacro, non per la sua attiva partecipazione ad esso, quanto per aver accettato il benessere offertogli senza chiedersi da dove provenisse. Poiché si reggeva sulla redistribuzione della ricchezza il nazismo fu lo «stato popolare di Hitler» (Hitler's Volksstaat), come recita l'espressivo titolo originale.Ad un'accurata descrizione dei metodi di rapina ai danni dell'Europa è dedicato il corpo centrale del libro. La terza parte si concentra sull'«arianizzazione» delle proprietà ebraiche. L'a. sostiene che gli espropri, che avevano come inevitabile correlato lo sterminio delle popolazioni derubate, miravano a consolidare le finanze del Reich sull'orlo della bancarotta. In molti casi i beni sequestrati servirono a stabilizzare le monete locali colpite dalle enormi spese di occupazione pagate ai tedeschi. Tutto ciò andava a beneficio del Reich e indirettamente serviva a garantire il benessere e dunque il consenso dei tedeschi.Difficile dare in breve un giudizio su una tesi tanto controversa. Va ricordato che diversi commentatori hanno individuato grossolani errori commessi dall'a., non avvezzo ad argomenti economici. Il fatto stesso che il peso della guerra sia stato trasferito dalle spalle dei tedeschi al continente è stato, almeno nella misura valutata da Aly, contestato. Si è inoltre accusato l'a. di aver trascurato molta letteratura storiografica e interpretazioni consolidate su questi stessi temi. Va infine aggiunto che Aly ha sì compiuto una pregevole ricerca d'archivio, ma ha trascurato di contestualizzare la sua tesi in un quadro concettuale credibile. Ciò è tanto più grave se si considera l'intento, esplicitato da Aly, di dare un contributo alla comprensione del rapporto fra sterminio e modernità.


Paolo Fonzi