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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Ordine nero, guerriglia rossa. La violenza politica nell’Italia degli anni sessanta e settanta (1966-1975)

Guido Panvini

Torino, Einaudi, XIII-301 pp., euro 30,00 2009

Questo libro rappresenta un passo avanti importante rispetto al cruciale tema della violenza politica. Innanzitutto perché si tratta di un lavoro condotto prevalentemente sulle fonti e non, come accaduto in altri casi, solo sulle memorie, materiali imprescindibili che hanno però indotto più di una distorsione interpretativa. In secondo luogo perché contribuisce a dare alcune risposte alle domande che concernono la violenza e più in generale la storia italiana di quegli anni.L’a. mette opportunamente in luce la dinamica di quella fenomenologia ideologica e delle forme di lotta che ha portato a una crescente militarizzazione della lotta politica. Con grande precisione è disegnato il quadro delle forze in campo, delle dinamiche politiche e organizzative. Allo stesso tempo, pagine molto belle sono dedicate all’escalation nell’uso di un repertorio di forme di lotta violente e, nel caso dei neri, anche stragiste; al modo in cui, nelle grandi città, la violenza politica contribuì a contrassegnare lo spazio urbano. L’a., nell’individuare i «salti di qualità» che portarono a questa escalation, mette giustamente in discussione quegli assunti che in molte memorie di ex appartenenti alle formazioni armate si sono spesso tradotti in un discorso autoassolutorio. Centrale in questa letteratura memorialistica è la strage di piazza Fontana interpretata come una sorta di «perdita dell’innocenza», quando invece il discorso sulla «critica delle armi» era già ben presente a sinistra. Interessanti sono le considerazioni svolte sulla visione del nemico e sulle interpretazioni cospirazioniste che fecero da background alla pratica crescente di forme di lotta sempre più brutali. Anche l’analisi dei rapporti tra sistema politico - in particolare Pci e Msi - e gruppi extraparlamentari di destra e di sinistra appare efficace. In un libro che scava sulle identità, oltre che sulle dinamiche politiche, si mette infine in luce come il quadro internazionale di quegli anni spingesse verso la violenza, che sembrava una carta vincente.Se osservazioni critiche si possono fare a questo volume - in origine tesi di dottorato - queste riguardano l’andamento talvolta rapsodico della narrazione e la maggiore attenzione agli anni che vanno fino al 1972 rispetto alla sommarietà con cui, per alcuni aspetti, è ricostruito il triennio 1973-75. Su un versante strettamente interpretativo, è invece non condivisibile l’eccessiva dilatazione della categoria di «centro-sinistra» (e di «crisi del centro-sinistra») e il modo, a tratti quasi ingenuo, in cui è ricostruito il quadro generale della «strategia della tensione» e il ruolo dello Stato in essa. Questo non per dare ragione alla letteratura «dietrologica» ma perché siamo in presenza di un nodo complesso e ancora per molti versi oscuro. Si tratta di una ricetta molto elaborata: conosciamo tutti gli ingredienti ma non il loro dosaggio (tra l’altro i Nixon files stanno mostrando come le congiure non furono solo immaginarie). Questi appunti non oscurano il fatto che si tratta di un bel lavoro, che apre la strada a una serie di approfondimenti interpretativi e rappresenta un’importante base di partenza per nuove ricerche.


Ermanno Taviani