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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Guerre e minoranze. Diritti delle minoranze, conflitti interetnici e giustizia internazionale nella transizione alla democrazia dell'Europa centro-orientale

Gustavo Gozzi, Fabio Martelli (a cura di)

Bologna, il Mulino, pp. 424, euro 32,00 2004

Il volume raccoglie tredici saggi dedicati al fenomeno della transizione. Pur non essendo un'opera di carattere strettamente storiografico, agli autori non sfugge la funzione strumentale della storia per la politica. L'educazione storica impartita dalle scuole in tutta la regione dell'Europa centro-orientale insiste sul carattere unitario e indivisibile della nazione. I manuali di storia greci (come mostrato da Nafsika Papanikolatos) usano uno stile narrativo il quale ?non solo in Grecia, ma anche nei Balcani e perfino nei paesi dell'Europa occidentale, cerca di eliminare ogni affinità con l'altro? (p. 125), negando l'esistenza di minoranze etniche. Il processo è a cascata perché quanto fatto dalla pubblica istruzione (in un contesto di nation building) viene riprodotto e amplificato in un'era di ?mantenimento della nazione? dai mass media. In Bosnia Erzegovina un'eredità storica frammentata e una cultura ricca di influenze e apporti culturali diversi si polarizzano e si semplificano nel contesto del conflitto interetnico. Ne risulta che ?le radici del conflitto etnico sono nella politica?, come sostiene Gustavo Gozzi (p. 165). Nella Serbia del ventesimo secolo (trattata da Jasminka Hasanbegovic), la cultura politica tradizionale, fondata sull'interpretazione del proprio passato, determina la cultura giuridica, la quale definisce i diritti umani e l'atteggiamento dello Stato nei confronti delle minoranze (p. 183). Vera summa dell'opera è il saggio di Fabio Martelli sul mito del sacro lignaggio e le origini dell'identità serba. Il saggio ricostruisce magistralmente il percorso contraddittorio di costruzione della memoria ed identità nazionali dal Medio Evo ai giorni nostri. Sono soprattutto le omissioni di fatti realmente accaduti e l'oblio piuttosto che la memoria storica a far apparire coerente il progetto nazionale. L'indipendenza politica come corollario di tale processo presuppone quindi una memoria selettiva che renda scevro di influssi estranei un progetto politico. Martelli, nel valutare quanto c'è di tipico e quanto di veramente specifico nel percorso serbo mostra quanto viene omesso tenendo sempre presente la possibilità di alternative effettivamente disponibili ai costruttori della nazione serba. Si tratta di un lavoro importante (soprattutto sul piano metodologico) per chiunque si occupi dello studio dei processi di formazione di progetti nazionali. Da segnalare inoltre i saggi di Claudio Tommasi sulla storia dei ceceni; di Stefano Bottoni sulle minoranze ungheresi, inserito nel più ampio dibattito della nazione e del nazionalismo in Europa centro-orientale; e di Stefan Wolff, ricco di dati sulla storia degli insediamenti tedeschi in Europa centro-orientale.


William Klinger