SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Roma, 28 ottobre 1922. L'Europa e la sfida dei fascismi

Hans Woller

Bologna, il Mulino, pp. 294, euro 18,08 2001

Il libro di Woller ? già autore qualche anno fa di un buon lavoro sull'epurazione ? fa parte di una serie di taglio alto-divulgativo che intende affrontare alcuni punti nodali della storia del Novecento partendo dalla cronaca di una giornata storica: il 28 giugno 1914 (Sarajevo), il 4 febbraio 1945 (Yalta), o appunto il 28 ottobre 1922, data (convenzionale più che reale) di una marcia su Roma più simulata che attuata. Almeno in questo caso (non conosco gli altri volumi della serie, concepita e pubblicata in Germania e ora tradotta dal Mulino), la formula non sembra particolarmente indovinata. L'evento descritto nel prologo (la marcia su Roma, appunto) non si lega efficacemente al tema conduttore, la diffusione dei fascismi in Europa. Il primo capitolo, quello sull'Italia dal '19 al '29, è senz'altro il più debole del libro, in quanto risente di molti luoghi comuni e semplificazioni tipici soprattutto della storiografia anglosassone (l'Italia ante-1914 è descritta come un paese in perenne crisi, attraversato da terribili tensioni interne; la classe politica liberale appare in blocco come portatrice di una linea ?di segno antidemocratico?; la politica giolittiana è interpretata, manco a dirlo, come applicazione del famoso detto del principe di Salina; gli operai sono per definizione socialisti e i contadini si identificano con i cattolici) e contiene non poche imprecisioni: non è esatto, per esempio, associare al rifiuto dell'Aventino tutte le ?componenti non fasciste? del primo governo Mussolini (e i popolari, e i demosociali?); non è corretto attribuire a Renzo De Felice un giudizio da lui mai formulato su Mussolini ?geniale demiurgo? che sapeva sempre dove voleva arrivare. Le parti migliori del libro ? visto che i capitoli sulla Germania non brillano per originalità ? sono proprio quelle dedicate alla descrizione puntuale dei movimenti fascisti e parafascisti europei fuori dai due casi maggiori (soprattutto Ungheria e Romania), alla cronistoria delle loro fortune, alla ricostruzione dei loro reciproci rapporti, alla serrata comparazione delle loro esperienze. In questa chiave, il lavoro di Woller è sicuramente utile. E serve quanto meno a dare l'esatta misura della crisi vissuta dalla democrazia europea negli anni trenta del secolo scorso.


Giovanni Sabbatucci