SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Da grande farò la santa. Modelli etici e valori religiosi nella stampa cattolica femminile per l'infanzia e la gioventù (1950-1979)

Ilaria Mattioni

Firenze, Nerbini, 237 pp., Euro 22,00 2011

Per svolgere il «mestiere di santa» in un mondo secolarizzato - quello del secondo '900 - non è più sufficiente seguire il tradizionale modello di «angelo del focolare», caratterizzato da modestia e semplicità. Ne prendono gradualmente coscienza i redattori e le redattrici delle principali riviste cattoliche per bambine e adolescenti che dagli anni '50 alla fine degli anni '70 vengono pubblicate in Italia: «Primavera», edita dalla congregazione salesiana delle Figlie di Maria Ausiliatrice e piuttosto ancorata alla tradizione; «Così», della Pia Società San Paolo, dedicata a post-adolescenti e giovani donne, forse la più moderna; «La Vispa Teresa», coraggioso esperimento guidato da laici cattolici; «Il Giornalino», che si rivolge a lettori di entrambi i sessi. L'a., dottore in Storia del libro scolastico e della letteratura per l'infanzia, ha avuto accesso agli archivi dei periodici citati, potendone ricostruire la storia interna, e ha lavorato sui testi pubblicati, spremendo la fonte giornalistica anche nel suo versante più strettamente letterario: nel libro molti bozzetti, racconti, novelle, aneddoti, sono riassunti e ripresentati e, oltre al valore documentario, si rivelano un materiale piacevole alla lettura, quasi indispensabile per rivisitare quell'epoca. L'introduzione del fumetto sulle pagine della «Vispa Teresa» è ricordato come segnale della volontà di modernizzare il linguaggio, di veicolare contenuti di formazione senza rinunciare a proporre divertimento ed evasione. Nel restituirci le vicende di questi periodici, l'a. deve fare i conti con un trentennio in cui si assiste a un'accelerata trasformazione sociale, politica e culturale, e, in campo ecclesiale, alle novità conciliari e post-conciliari. L'attenzione è puntata sull'evolversi del modello di partenza e indica le molte sfumature del messaggio rivolto alle giovani generazioni femminili: dall'imposizione di stereotipi tradizionali allo spazio man mano acquisito da ruoli femminili in via di emancipazione nella famiglia e nella società. In questo senso si valorizza (ed è un merito del libro) l'intenso scambio di vedute tra giornalisti/e e lettrici, e saranno soprattutto queste ad avere un ruolo propulsivo nello svecchiamento dei modelli, come testimoniano le rubriche di posta e i consigli di redazione. Operando un certo andirivieni nel tempo, l'a. sottolinea come la Chiesa abbia dedicato molte energie fin dalla fine dell'800 all'educazione femminile. Ancora nei decenni in questione si riscontra uno strascico di un «disciplinamento» delle coscienze di antica data. La scommessa delle redazioni, che si gioca sulla proposta teologicamente forte di «vivere nel mondo senza essere del mondo» va però sempre più esprimendosi nella chiave di un'assunzione di responsabilità e consapevolezza del proprio valore di persona da parte delle giovani donne. Un messaggio, questo, di cui l'a., a ragione, constata la dinamicità, manifestazione di quella «nuova politica cattolica», segnalata tempo fa su «Memoria» (1982) da Stefania Portaccio a proposito dei periodici femminili del secondo dopoguerra.


Roberta Fossati