SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il Comandante. La vita di Federico Jarach e la memoria di un'epoca 1874-1951

Ilaria Pavan

Milano, Proedi, pp. 287, euro 38,74 2001

Il volume si presenta in una veste grafica particolarmente curata ed a prima vista parrebbe collocarsi nella categoria dei monumenti piuttosto che in quella dei saggi critici. L'opera è stata promossa dalla stessa famiglia Jarach che ha concesso l'accesso ad una importante documentazione privata e ha realizzato la pubblicazione. Nonostante questo l'autrice ha saputo evitare di realizzare un prodotto di carattere meramente celebrativo e dal sapore agiografico. Il lavoro si fonda su di un ricco e attento scavo archivistico che incrocia le carte di famiglia con una consistente documentazione proveniente da una varietà di fondi differenti. Le informazioni raccolte, ben collocate nell'ormai movimentato panorama storiografico riguardante la storia degli ebrei d'Italia, ci restituiscono un quadro dettagliato ed interessante delle attività svolte da Federico Jarach. Le vicende relative alla sua attività industriale sono ben sviluppate: dalle origini, nei primi del Novecento, quando egli si impegna come imprenditore nel settore meccanico-metallurgico, al grande salto avvenuto con la prima guerra mondiale, quando la sua impresa diventa tra le prime a beneficiare delle commesse belliche. Sono altresì ben documentati i passaggi drammatici che, nel corso del 1939, portano lo Jarach a vendere l'azienda per salvare almeno parte del patrimonio di famiglia dai rapaci appetiti dei persecutori e poi gli sforzi compiuti ? senza successo ? per tornare in possesso dell'azienda a guerra ormai conclusa. Questo studio non si limita però alla pure meritevole ricostruzione delle parabola di un imprenditore ebreo in un arco cronologico posto a cavaliere delle leggi razziali. La vicenda consente di proporre alcuni spunti di riflessione per inquadrare il più generale problema del ruolo degli ebrei nella vita economica del paese. Inoltre, la grande levatura del personaggio permette di affrontare anche altri interessanti e quanto mai delicati problemi quali la storia del capitalismo italiano e delle associazioni industriali tra primo dopoguerra e fascismo. Nel primo dopoguerra Jarach salì ai vertici di Confindustria e di altre associazioni padronali, trovandosi in una posizione di primo piano durante il ?biennio rosso? risultando tra i protagonisti delle trattative sfociate nel ?Patto di Palazzo Vidoni?. Questo ruolo lo portò tra l'altro ad avere rapporti con il Governo e con il nascente movimento fascista al quale diede anche un attivo sostegno finanziario. Tra il 1923 ed il 1925 divenne Assessore alla Finanze del Comune di Milano ed il suo peso crebbe anche nel mondo ebraico italiano, fu prima presidente della Comunità Israelitica di Milano e poi, nel delicato biennio 1937-39, presidente dell'Unione delle Comunità. Questo puntiglioso scavo ci consente dunque di affrontare da punti di vista diversi questioni storiche di notevole interesse. Particolarmente rilevante mi sembra il contributo relativo agli equilibri interni al mondo ebraico italiano negli anni trenta e, più in generale, gli spunti offerti sul controverso tema del rapporto ebrei/fascismo.


Guri Schwarz