SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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3 aprile 1900. L’Aventino di Zanardelli

Isabella Rosoni

Bologna, il Mulino, 190 pp., euro 18,00 2009

La storia è costellata di date ed eventi che ne hanno determinato il corso, spesso anche in modo decisivo. È questa, crediamo, la convinzione degli ideatori della collana «Le grandi date della storia costituzionale» edita dal Mulino, nella quale si inserisce questo volume di una studiosa di storia delle istituzioni politiche.Il periodo preso in esame è la crisi di fine secolo, uno dei momenti più delicati della storia del nostro paese, in particolare i prodromi della seduta parlamentare del 3 aprile 1900, quando è posto all’ordine del giorno il voto sulle modificazioni al regolamento dell’Assemblea. La votazione, per alzata e seduta, senza dibattito, è in aperto conflitto con le vigenti disposizioni regolamentari. Il presidente della Camera Giuseppe Zanardelli, leader della Sinistra costituzionale, dichiara esplicitamente il suo dissenso, denuncia il sopruso della maggioranza di governo e abbandona l’aula, invitando il suo schieramento politico a fare altrettanto. Di lì a poco, dopo i risultati delle elezioni politiche del giugno, Pelloux sarà costretto a dimettersi: dopo un breve governo presieduto da Saracco, sarà Zanardelli stesso a guidare un nuovo esecutivo, con Giolitti ministro dell’Interno. È l’avvio di quella che è denominata età giolittiana, che trova in Zanardelli, nella fase iniziale, un indiscusso protagonista, forse troppo a lungo messo in ombra dallo statista piemontese.Il volume, dopo i primi due capitoli di inquadramento generale del periodo 1896-99, narra quasi giorno per giorno le vicende parlamentari che portarono all’ostruzionismo delle opposizioni di Estrema sinistra fino alla decisione del governo di cambiare il regolamento della Camera. Decisione che porta alla protesta simbolica ma, con il senno di poi, di sostanziale efficacia di Zanardelli. L’a. non appare persuasa dalla tesi proposta a suo tempo da Umberto Levra sul «colpo di Stato» della borghesia tentato negli anni di fine secolo, e ciò anche alla luce dell’atteggiamento dello statista bresciano che prende le distanze, con decisione, dal modello autoritario di Pelloux - ispirato dallo scritto sonniniano Torniamo allo Statuto del 1897 - fondato sulla accentuazione dei poteri del governo ai danni della mediazione parlamentare. Se il proposito di «colpo di Stato» poteva contare sull’appoggio di alcuni ambienti conservatori e forse anche del sovrano, «non necessariamente» avrebbe avuto il «sostegno attivo del fronte maggioritario e compatto delle classi dominanti» (p. 12). Come in effetti la presa di posizione di Zanardelli, con l’appoggio della Sinistra, dimostrerebbero.La ricerca propone un’interessante interazione fra storia politica e delle istituzioni; non ha un impianto archivistico, ed è basata prevalentemente su fonti a stampa (atti parlamentari, giornali di vari schieramenti), su fonti documentarie edite (diari e memorie) e su una bibliografia che tiene conto anche delle acquisizioni storiografiche più recenti.


Antonio Scornajenghi