SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Gli archivi nella società contemporanea

Isabella Zanni Rosiello

Bologna, il Mulino, 216 pp., euro 16,50 2009

L’a. ci accompagna per un altro tratto del viaggio in archivio, iniziato nel 1996. A partire da quella data infatti si è impegnata in un’opera di alta divulgazione di questa non facile materia per renderla accessibile ad un vasto pubblico. L’operazione ha avuto successo anche grazie a un’incantevole scrittura nella quale si mescolano chiarezza e leggerezza e che si arricchisce di un uso non esornativo delle fonti letterarie che aumenta il potere comunicativo del testo.Ma c’è di più. Questo quarto volume della «saga degli archivi» chiarisce il progetto dell’a., che consiste nel pervenire a una definizione del modo di produzione della conservazione e della memoria storica. È qui ribadita la storicità di questo modo di produzione, che muta a seconda delle epoche e dei contesti e del quale l’archivio è centro fisico e al contempo metafora.L’a. non dà una definizione univoca ma accompagna il lettore nel suo processo di decostruzione dell’oggetto-archivio. Capitolo dopo capitolo il volume restituisce la sensazione quasi fisica del making and remaking della conservazione dei documenti, della riconoscibilità del loro valore da parte delle istituzioni, della loro regolamentazione sempre oscillante tra apertura e divieti.L’approdo al presente, contrassegnato dal rapporto tra internet e le fonti storiche, completa nel modo più felice il «discorso sull’archivio» di Zanni Rosiello. La quale dà prova della sua capacità di confrontarsi scevra di pregiudizi con la modernità, mettendo in risalto le difficoltà e i rischi connessi all’uso indiscriminato della rete, ma anche i vantaggi straordinari che essa comporta dal punto di vista dell’accesso a universi documentari prima accessibili a pochi.Conclude lo studio del modo di produzione della conservazione storica l’analisi dei mutamenti che la professione di archivista ha subito nell’era di internet. Lungi dall’essere stati emarginati dalle nuove tecnologie, gli archivisti se ne sono impossessati e hanno saputo trovare un inaspettato protagonismo nel processo di digitalizzazione dei documenti e nel dibattito pubblico sulla conservazione che negli ultimi anni è stato particolarmente vivace. Essi si battono perché il loro ruolo tradizionale di mediatori tra il documento e i suoi fruitori non venga esautorato ma al contrario trovi nell’era della rete una nuova legittimazione. La sparizione della divisione canonica tra archivista-conservatore che opera negli archivi statali e archivista che si occupa di archivi correnti prodotti dagli enti territoriali, la disseminazione selvaggia degli archivi e la marginalizzazione dello storico professionista da parte di ricercatori che specialisti non sono, sono mutamenti che, assieme a internet, hanno contribuito a rendere negli ultimi anni il mestiere di archivista più complesso e articolato e ad aumentarne la riflessività sul proprio operato.Questi cambiamenti - auspica in chiusura l’a. - devono indurre gli archivisti ad intensificare il loro rapporto con la società inglobante senza tuttavia abdicare al loro ruolo storico davanti alle suggestioni del presente. Archivisti come funamboli, verrebbe da dire, in equilibrio precario ma irrinunciabile tra vecchie e nuove fonti, vecchi e nuovi pubblici.


Maria Malatesta