SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Fratture d’Italia

John Foot

Milano, Rizzoli, 552 pp., euro 25,00 (ed. or. New York, 2009) 2009

Il tema della «memoria divisa» non è certo nuovo: è anzi fra i più frequentati dalla storiografia recente sull’Italia unita. Questo libro di John Foot ce lo ripropone nella forma del repertorio ragionato, assemblando una serie assai nutrita di eventi «divisivi», ma anche e soprattutto di dibattiti, storiografici e non, di controversie locali e nazionali, insomma delle piccole e grandi guerre della memoria che nell’Italia del XX si sono periodicamente accese e, nella maggior parte dei casi, stabilmente cronicizzate. Si comincia con la Grande guerra (ma si sarebbe potuto partire anche da più indietro: dalle memorie conflittuali del Risorgimento, o addirittura dai Sepolcri foscoliani, pietra angolare della costruzione di una memoria nazionale). E si finisce col caso Moro (non col G8 di Genova come erroneamente suggerisce la sovracopertina). In mezzo c’è un po’ di tutto: il culto dei «martiri fascisti» e il mito antifascista di Matteotti; le «memorie di frontiera» legate alla ridefinizione dei confini orientale e settentrionale (è questo forse il capitolo più interessante e originale, soprattutto per quanto riguarda Trento e Bolzano); i campi di concentramento italiani e il «silenzio sui militari deportati»; la seconda guerra mondiale, la Resistenza e i suoi conflitti interni, le stragi naziste (comprensibilmente, la parte più corposa, vista l’abbondante letteratura dell’ultimo quindicennio) e le faide postbelliche; il Sessantotto italiano fra storia e autobiografia; il nodo piazza Fontana-caso Pinelli-caso Calabresi (anche qui non mancano le ricerche di prima mano e le notazioni originali). L’a., che ha vissuto a lungo in Italia e ha visto di persona molti dei luoghi e dei manufatti oggetto del suo studio, affronta una tematica così complessa con apprezzabile equilibrio: senza celare le sue opinioni, ma senza farsi condizionare da tradizioni, vulgate o versioni ufficiali. Il suo interesse, del resto, è rivolto alle narrazioni più che agli eventi. Una scelta in sé corretta, che comporta però qualche ripetizione e qualche sovrapposizione di troppo: come se il libro risentisse di una lavorazione «per schede», rivelando a tratti qualche carenza di organicità. C’è poi qualche giudizio discutibile (è errato definire col termine «pulizia etnica» la politica fascista sul confine orientale, che fu invece soprattutto un tentativo di assimilazione forzata e violenta). C’è qualche svista (Spoleto per Spalato) e qualche buco in una bibliografia peraltro ricchissima (le memorie di Giampiero Carocci sulla deportazione, gli studi di Tommaso Baris sulla memoria della guerra lungo la linea Gustav). Manca infine, se non per rapidi accenni, un abbozzo di comparazione: una maggiore attenzione alle vicende coeve di Francia, Spagna e Germania avrebbe forse evitato un eccessivo ricorso al paradigma, tipico della storiografia britannica, della sempiterna «anomalia italiana». L’Italia, è vero, rappresenta per molti aspetti un caso limite. Ma quello delle «memorie divise», dei contrasti, spesso laceranti, fra memoria pubblica e memoria privata, oltre che naturalmente fra singole memorie private, è, nell’Europa contemporanea, un fenomeno largamente diffuso e, in qualche misura, inevitabile.


Giovanni Sabbatucci