SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La Guardia di finanza nelle isole italiane dell’Egeo 1912-1945

Giovanni Cecini

Roma, Gangemi, 334 pp., € 34,00 (in testa al front.: Museo storico della Guardia di finanza) 2014

Gli studi recenti sul Dodecaneso si sono accresciuti numericamente negli ultimi anni. Non soltanto perché vi è finalmente chi ne ha scritto anche molto, com’è avvenuto con Luca Pignataro, il quale ha persino rivendicato una sorta di primazia e di monopolio. Ma non è questione di pagine, bensì di fonti e di come le si interrogano. Il fatto è che, a Rodi, le vicende belliche della seconda guerra mondiale hanno fatto sì che importanti fondi archivistici siano rimasti in vita quasi intatti. Era avvenuto in maniera simile anche a Belgrado e in alcune capitali balcaniche: ma lì l’occupazione italiana era durata tre-quattro anni, e la storiografia italiana è a lungo sembrata poco interessata allo studio delle modalità di quell’occupazione. A Rodi e nel Dodecaneso, invece, la situazione è stata tutta diversa: l’occupazione coloniale italiana è durata trent’anni e i più avvertiti fra i ricercatori – penso ad esempio a Marco Clementi – hanno capito l’importanza della disponibilità, ad esempio, delle serie quasi integrali delle carte del governatore e dei carabinieri, che permettevano di fare una storia totale dell’occupazione. Tutto ciò si ricorda per inquadrare questo volume, che purtroppo non fa niente di simile e quindi si distacca forzatamente da questa nuova tendenza della ricerca, pur essendo meritevole di segnalazione. Ma per altri motivi. Seguendo infatti alcuni consigli dei generali della Guardia di finanza Pierpaolo Meccariello e Luciano Luciani, nonché di studiosi come il capitano Gerardo Severino, che tutti avevano già dimostrato nei loro lavori l’importanza di quel corpo nei contesti di occupazione ai fini di polizia doganale ed economica, il volenteroso autore si è avvantaggiato della ricchezza dell’archivio storico della Guardia. Ha integrato questi dati con documentazione proveniente da altri archivi militari e dall’Acs. È insomma rimasto in Italia e ha usufruito della pubblicazione del volume a cura del Museo storico della Guardia di finanza, in una bella veste editoriale. Già con questa documentazione però l’a. dimostra la rilevanza della presenza – e della pressione, e dell’oppressione – coloniale italiana. E a ben leggere le sue note egli ne mostra anche l’incrudimento nel passaggio dall’Italia liberale a quella fascista. Ma fa vedere che anche la prima, pur tenendo bassa la tassazione, aveva introdotto un sistema economico del tutto nuovo per quelle isole. Indeboliscono un po’ il volume una scrittura qua e là ridondante, una certa irresolutezza storiografica (riportare sempre le posizioni in dibattito non basta), e una talora eccessiva eulogia, che nemmeno la migliore storiografia ufficiale – quella ad esempio di Meccariello, Luciani o Severino – ormai più produce. Ma il tema è troppo importante – il ruolo appunto degli italiani nella ristrutturazione economica di un territorio colonizzato, anche mediante la Guardia di finanza –, le fonti sono magnifiche, il Museo al solito generoso nella pubblicazione: e quindi il volume meritava di essere segnalato.


Nicola Labanca