SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La prospettiva geografica

Isabella Consolati

Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 226 pp., € 37,00 2016

Il rapporto, complesso e articolato, fra le teorie dello spazio geografico e la costruzione dello Stato nazione in Germania rappresenta un tema di grande interesse che ha spesso attirato l’attenzione degli storici. Nelle principali opere dei padri e dei precursori della geografia politica la letteratura ha in genere sottolineato il ruolo centrale attribuito allo Stato, evidenziando inoltre come quelle stesse costruzioni concettuali avrebbero fornito in qualche caso giustificazioni teoriche ai coevi discorsi nazionalistici. Sulla scia di una già nutrita corrente di studi che, nel contesto del cosiddetto spatial turn, ha ripreso a studiare lo spazio in seguito alla globalizzazione e dunque al retrocedere dello Stato come fondamentale soggetto politico in grado di governare i movimenti di capitale, il volume di Isabella Consolati mette al centro dell’analisi il concetto di «prospettiva geografica»; un concetto, questo, che consente all’a. di leggere le opere di tre geografi tedeschi dell’800 – dal più noto Carl Ritter a Ernst Kapp e Johann Georg Kohl – alla luce di una «sconnessione tra Stato e territorio». Tale sconnessione deve essere intesa in questo caso come un’impostazione interpretativa che non è più e non è solo «Stato-centrica» (p. XV). Ma qual è la «prospettiva geografica» al centro del volume? Il concetto rimanda ad «un campo di tensione teorico nel quale emergono interpretazioni, oscillazioni e problemi concettuali propri di un sapere non più e, allo stesso tempo, non ancora saldato alla dimensione concettuale e non solo ‘pratica’ dello Stato» (p. IX). Non solo lo Stato, dunque, ma un intreccio di forze diverse: storiche, sociali, culturali e politiche. Sono le relazioni storiche tra queste differenti forze a definire lo spazio, il quale, poiché non esclusivamente ancorato allo Stato, è pensato, secondo una felice intuizione, come spazio già concettualmente globale. Attraverso questa tesi, l’a. rilegge le opere dei tre studiosi prima citati, evidenziando come lo Stato nazione non rappresenti il punto di riferimento unico delle loro geografie. In tal senso è l’opera di Ritter a fornirci le coordinate per una lettura dello spazio sganciato dall’idea dello spazio nazionale. Infatti, la narrazione ritteriana presenta una chiara componente teleologica storico-universale, cioè globale, in cui il momento dello Stato rappresenta una fase che nasce dal movimento interno delle forze dello spazio e lo Stato non costituisce un’entità che ordina lo spazio. Attraverso un approccio interdisciplinare che abbraccia geografia, filosofia e storia, l’a. illustra nelle conclusioni anche le molteplici influenze intellettuali esercitate dalle opere di questi tre geografi nell’opera del padre della moderna geografia politica, Friedrich Ratzel. Per il lettore e lo studioso odierni le opere di Ritter, Kapp e Kohl presentano, alla luce della «prospettiva geografica», «un’anticipazione di concetti e problemi che sono indispensabili oggi per pensare al movimento interno allo spazio globale» (p. 197).


Filippo Triola