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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La sinistra credibile. Antonio Giolitti tra socialismo, riformismo ed europeismo (1964-2010)

Gianluca Scroccu

Roma, Carocci, 155 pp., € 17,00 2016

La figura di Antonio Giolitti (Roma 1915 – ivi 2010), dirigente comunista e poi socialista, nipote di quel Giovanni che ha segnato un’epoca nella storia politica italiana, è stata già affrontata dall’a. nel volume Alla ricerca di un socialismo possibile. Antonio Giolitti dal PCI al PSI (Roma, Carocci, 2012), che ricostruiva la sua formazione politica, la militanza partigiana e soprattutto la polemica emblematica con il Partito comunista e il suo passaggio nelle file dei socialisti in seguito ai fatti di Ungheria del 1956, per concludersi con l’esperienza come ministro del Bilancio nel primo governo di centro-sinistra «organico » (dicembre 1963-giugno 1964). Questo volume riprende le fila del discorso proprio dal 1964, quando, in polemica con quella che giudicava l’involuzione moderata del governo Moro, Giolitti si dimette dall’incarico ministeriale. L’a. giustifica questa suddivisione della biografia giolittiana con la diversa connotazione che la militanza politica di Giolitti assume nelle due fasi. Se fino al primo centro-sinistra, infatti, prevale la riflessione teorica sulla sinistra e il socialismo – come era inevitabile per gli appartenenti a partiti che, salvo la breve fase 1944-1947, non si erano ancora confrontati con il governo del paese – nel periodo successivo le prese di posizione teorico-politiche del dirigente socialista risultano direttamente influenzate dagli incarichi governativi ricoperti in Italia e nell’ambito della Commissione europea. Basandosi, oltre che sulla memorialistica e sull’ampio materiale a stampa, anche sulla documentazione del fondo Giolitti conservato presso la Fondazione Basso e su altre fonti archivistiche, l’a. ricostruisce innanzitutto la sua posizione all’interno del Psi, dall’iniziale vicinanza alla sinistra di Riccardo Lombardi (a cui lo legava il rifiuto della politique d’abord nenniana ma dal quale si distanziava per la sua volontà di proseguire l’esperienza del centro-sinistra, sia pure su basi programmatiche più solide, e, soprattutto, per il suo approccio senz’altro più vicino a quello delle socialdemocrazie europee), alla costituzione della corrente di Impegno socialista alla fine degli anni ’60, sino alla polemica con Craxi che lo porta, nel corso degli anni ’80, ad allontanarsi dal Psi e a riavvicinarsi da posizioni critiche a un Partito comunista in evoluzione. Si dedica spazio anche alla successiva esperienza governativa di Giolitti, di nuovo come ministro del Bilancio nel quarto esecutivo Rumor (luglio 1973-marzo 1974) – in una situazione resa difficile dall’instabilità monetaria e dalla crisi economica – e, successivamente, in qualità di commissario della Cee per le politiche regionali dal 1977 al 1984. L’a. mostra come Giolitti abbia cercato di favorire una «collaborazione diretta fra l’organo esecutivo comunitario e le amministrazioni regionali anche aggirando i governi centrali, spesso fattore di freno più che di stimolo» (p. 15). Chiude il volume una parte dedicata al contributo di Giolitti al dibattito sui nuovi assetti e le idee di riferimento della sinistra post-1989.


Luca Bufarale