SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’Italia di Salò 1943-1945

Mario Avagliano, Marco Palmieri

Bologna, il Mulino, 496 pp., € 28,00 2017

Sulla scorta di una vasta documentazione i due aa. mettono in scena le storie, la memoria, i sentimenti degli italiani aderenti alla Repubblica sociale. Utilizzano lavori di ricerca storica, memorie e ricostruzioni autobiografiche, e i materiali raccolti attraverso l’esame della corrispondenza dei militi fascisti dalle Commissioni provinciali di censura (della Rsi) di Aosta, Genova, Lucca, Varese e Udine. Di queste ultime fonti non è del tutto chiaro se, per le citazioni, utilizzano i lavori di ricerca già condotti su di esse o se fanno riferimento ai documenti originali. Solo per Udine si direbbe che la ricerca abbia usufruito direttamente delle fonti. Questa notazione non inficia tuttavia la validità della base documentaria. Gli undici capitoli ripercorrono, secondo partizioni tradizionali (caduta del regime, ritorno di Mussolini, vicissitudini degli Internati Militari Italiani, ecc.), le vicende italiane dal colpo di Stato del 25 luglio 1943 all’aprile-maggio del 1945. Ciascuna parte si apre con un sommario, ma puntuale, riepilogo dei problemi posti dalla congiuntura. Al prologo seguono le parole dei testimoni, scelti tra quanti si identificano con l’ultima avventura mussoliniana. Le citazioni ci presentano un coro uniforme di lamenti per la triste sorte del duce e per le sventure della patria fascista; condito con le imprecazioni dirette ai traditori assenteisti e ai nemici interni. La forma violentemente deprecatoria non consente di comprendere quanto i seguaci dell’ultimo fascismo avessero coscienza del carattere e delle idee che guidavano i loro avversari. È una condizione che a me pare comune a gran parte dei soggetti coinvolti nel conflitto: il disconoscimento feroce del nemico-compatriota sembra non consentire non solo la comprensione, ma addirittura la possibilità stessa di identificare coloro che li contrastano. È tema che tuttavia sarebbe compito dello studioso di storia illuminare e approfondire. Se non riusciamo, come studiosi, in questo lavoro difficile ma necessario, ci riduciamo a copia-lettere. Una valanga di appelli strappacuore, di lamenti strazianti: chi può resistere se non interviene una ragione disciplinatrice che dia al lettore la proporzione dei problemi e la gerarchia dei valori? Non hanno una inclinazione nostalgica, almeno dichiaratamente, i due aa.; forse si sono lasciati ingenuamente travolgere dalla ricchezza del materiale e dal suo fascino un po’ morboso. Questo è il limite del loro lavoro; ma ci hanno comunque consegnato risultati preziosi per chiunque voglia addentrarsi in un mondo complesso e ancor oggi in larga misura inquietante, se vogliamo tener conto di ciò che si agita ancor oggi ai margini della coscienza civile di un paese dotato di scarsa memoria storica.


Luigi Ganapini