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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Lo sviluppo come integrazione. Giorgio Ceriani Sebregondi e l’ingresso dell’Italia nella cultura internazionale dello sviluppo

Giovanni Farese

Soveria Mannelli, Rubbettino, 189 pp., € 16,00 2017

Attraverso la breve ma intensa e complessa vicenda umana di Giorgio Ceriani Sebregondi (1916-1958), il libro di Farese conduce il lettore tra le pieghe della cultura internazionale dello sviluppo, uno tra i più avvincenti temi del secondo dopoguerra. La ricchezza di organismi coinvolti, nazionali e internazionali, le numerosissime iniziative intraprese e i tanti protagonisti di questo mondo sono ben coniugate dall’a. con il percorso privato del protagonista. Ne affiorano, al contempo, una biografia e una storia culturale entrambe di indubbio interesse. Giorgio Ceriani Sebregondi, giurista di formazione presso l’Università di Milano, alpino durante la guerra, partigiano della Sinistra Cristiana e componente del Cln lombardo, lavorò presso l’Einaudi di Roma, la Fiat di Torino, l’Ansaldo di Genova, l’Iri e la Svimez. Ebbe esperienze di docenza presso l’Università cattolica di Milano, il Centro di educazione professionale per assistenti sociali (Cepas) e l’innovativo Centro di preparazione politico-amministrativa. L’impegno romano nella Svimez (capitolo VII), specie nella Sezione sociologica istituita nel 1951, è quello che più degli altri lo porterà a riflettere sui temi del divario Nord-Sud e del sottosviluppo: «L’idea è approfondire gli aspetti culturali e sociali connessi all’intervento del Mezzogiorno e spingere chi già opera sul campo (gli enti di assistenza, i media, i servizi sociali, i sindacati, la scuola) a promuovere essi stessi, dal basso, le trasformazioni sociali che diventano, a loro volta, fattori di sviluppo» (p. 71). È, in altri termini, un’impostazione molto prossima all’ideale comunitario di Adriano Olivetti, con cui Segrebondi collabora anche presso l’Istituto nazionale di urbanistica, e ai temi dello sviluppo comunitario – di recente al centro di una riflessione confluita nel volume: Idee e movimenti comunitari. Servizio sociale di comunità in Italia nel secondo dopoguerra, a cura di E. Appetecchia, Roma, Viella, 2015. Sempre grazie al lavoro alla Svimez, Sebregondi apre lo sguardo anche alla proiezione internazionale dello sviluppo. Compie numerosi viaggi in Grecia, in Iran, in Somalia (capitolo VIII), partecipa alla redazione del Piano Vanoni e ai negoziati che nel 1957 portano ai Trattati di Roma. Non meno composita è la fitta rete di contatti e relazioni che Sebregondi costruisce nel corso della sua intensa carriera. L’a. presenta spesso i personaggi meno noti, lasciando affiorare insieme alla storia individuale anche una storia collettiva dei protagonisti della cultura dello sviluppo che hanno combattuto tutte le loro battaglie come servizio dove «Servizio è sì non sottrarsi all’azione, ma neppure al pensiero» (p. 166). La ben documentata ricerca di Farese lascia nel lettore il desiderio di voler sapere di più sul quel think tank, su quei nomi e su quel mondo in cui la vicenda umana del protagonista si dipana. Che ben vengano, dunque, ulteriori ricerche che lascino ancor più affiorare la complessità di questo mondo e delle relative culture.


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