SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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?Signor Mussolini??. Umberto Cao tra sardismo e fascismo, posfazione di Umberto Allegretti

Lorenzo Del Piano

Troina (En), Città aperta, pp. 255, euro 17,00 2005

Nonostante siano apparsi negli ultimi anni alcuni importanti lavori, l'attenzione della storiografia sarda sul periodo del fascismo appare ancora largamente al di sotto di quella prestata ad altri momenti della storia isolana. A lungo ha pesato l'idea che il regime non avesse attecchito granché in un'isola ?costituzionalmente? lontana dal fascismo. Questo mito può essere eroso solo da un adeguato lavoro di ricerca: si tratta di studiare processi molecolari, momenti cruciali, singoli personaggi. Lorenzo Del Piano si è occupato della Sardegna tra Otto e Novecento, con passione e vivacità mai attenuate. Basti ricordare gli studi su Tuveri e Bellieni. Adesso, grazie alla disponibilità dell'archivio della famiglia, ha cercato di fornire una biografia politica di Umberto Cao, uno dei personaggi più interessanti della politica regionale del primo Novecento. Cao ? avvocato, docente universitario, parlamentare ? esordì nella vita pubblica come direttore del «Paese», un foglio radicale intransigente, dai toni spesso demagogici contro la politica giolittiana, attento però agli interessi dei gruppi di potere di Cagliari. Nel maggio 1918, nell'opuscolo Per l'autonomia ? convinto che l'esperienza della guerra era valsa a far ritrovare ai sardi l'originale ?psicologia di vincitori?, propria dei ?Shardana conquistatori? ? auspicò la nascita di un partito autonomista che si impegnasse affinché la partecipazione della Sardegna alla politica dello Stato italiano non dovesse più essere limitata all'insufficiente contributo ?di una scarsa dozzina di emissari? ma trovasse espressione in una costituzione di autonomia. Questo testo, pur con toni di marcato determinismo positivistico e con un'inaccettabile sottolineatura del carattere etnico della peculiarità della Sardegna, rappresenta una sorta di incunabolo del pensiero autonomista. Deputato sardista, dopo essere intervenuto nel 1922 alla Camera contro la fiducia a Mussolini, Cao finì con l'aderire al PNF, adeguandosi ? sebbene fosse entrato in rotta con loro ? a quanto già fatto, con poche eccezioni, dai dirigenti del Partito sardo d'azione. Del Piano concentra la propria attenzione sugli anni che vanno dalla fine della guerra al 1925, considerati, non senza fondamento, quelli più significativi nell'attività di Cao (ma diversa è l'opinione di Allegretti nella postfazione), utilizzando principalmente documenti provenienti dall'archivio della famiglia, attraverso lunghe e continue citazioni. Questo incide sulla leggibilità del volume, non agevolata neanche dalla scelta di sostituire le note con fastidiosi incisi nel testo. C'è, però, una questione più sostanziale: privilegiare senza un'adeguata analisi critica le carte di famiglia porta a qualche deformazione. Si intravede, ad esempio, un giudizio di Gandolfo su Cao che è opposto a quello noto a chi abbia letto le carte del prefetto presso l'Archivio centrale dello Stato. L'opera conferma la debolezza complessiva di un ceto politico molto angusto, pronto ad agitare meccanicamente formule senza approfondimento. Appresso a vicende minute, talvolta meschine, il libro rischia però di smarrire la dimensione della storia per affacciarsi alla cronaca di provincia.


Aldo Accardo