SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'enigma Codecà. Uno sparo in via di Villa della Regina

Lorenzo Gianotti

Torino, Spoon River, pp. 222, euro 4,00 2002

A metà tra una spy story e un poliziesco d'autore il volume racconta il giallo irrisolto dell'assassinio dell'ingegnere Erio Codecà avvenuto a Torino il 16 aprile 1952. L'arresto dopo tre anni di Giuseppe Faletto detto Briga, ex partigiano irregolare noto per la sua violenza e spavalderia, non valse a far luce su autori e mandanti: il processo, svoltosi nel 1958, si concluse infatti con l'assoluzione dell'imputato per insufficienza di prove. Uomo del management Fiat, responsabile di settori strategici, Codecà, grazie all'esperienza maturata negli anni Trenta tra Bucarest e Berlino, fu per il gruppo torinese il garante di relazioni mai interrotte con i paesi dell'est. È dunque nel ?sottosuolo della guerra fredda? ? come titola uno dei capitoli del libro ? che affonda le radici l'intera vicenda e si muovono alcuni dei suoi protagonisti che, tuttavia, ?anziché la sinistra armatura di una potente centrale spionistica [?] indossavano i più modesti panni di una combriccola raccogliticcia, ai cui componenti non mancavano le astuzie e l'arruffio di tanta gente che nelle ristrettezze del dopoguerra s'ingegnava a sbarcare il lunario? (p. 81). Più che addentrarsi nei meandri di un'istruttoria che fin dalle prime ore imboccò la pista dell'omicidio politico, rievocando lo spettro di un ?pericolo rosso? e accusando apertamente il PCI e la CGIL, è utile in questa sede sottolineare il contributo che il libro, opera non già di uno storico ma di un appassionato frequentatore ?di cose torinesi?, dà alla conoscenza di un'epoca. Con qualche eccessiva concessione alle ragioni della letteratura, infatti, l'autore restituisce atmosfere, intrighi e affanni di una lunga e difficile ricostruzione; lo fa attraverso una ricchissima galleria di personaggi e un vero e proprio ?stillicidio di accadimenti? (p. 83) che gli consentono di intrecciare la dimensione locale dell'evento, l'eco nazionale e la sua rilevanza politica. Investigatori meneghini ?dal soprabito grigio? (p. 98) e killer mai identificati fanno da controcanto a squarci di inquietante realtà sulle trame dello spionaggio industriale e dei servizi segreti, sull'attività di nomi noti della politica e della diplomazia ? come quello di Edgardo Sogno ? e su episodi ben poco eroici di una Resistenza quotidiana raccontati senza pudori né remore. Il tutto ricostruito attraverso un viaggio approfondito nelle carte e nei documenti di cui, tuttavia, Gianotti finisce per rimanere vittima subendone eccessivamente il fascino. Rimane così sullo sfondo una questione centrale per la comprensione stessa della rilevanza dell'episodio, ovvero i tentativi di costruzione di una memoria condivisa della guerra di liberazione, che fosse legittimante sul piano politico, e il ruolo che in questo processo ebbe la rimozione della violenza. Nonostante i limiti cui si è accennato è da apprezzare il coraggio dell'autore che, dopo aver condotto per mano il lettore attraverso pagine fin troppo dense di piste da percorrere, nel capitolo finale tira le fila del discorso assumendosi la responsabilità di indicare ?nel grigio retroterra degli affari con i paesi d'oltre cortina? (p. 216) la sua soluzione all'enigma.


Manuela Lanari