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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il peronismo

Loris Zanatta

Roma, Carocci, 135 pp., euro 12,50 2008

Si può scrivere una storia di Perón in 135 pagine? Questo è il punto di partenza da cui parte Zanatta in questo agile volume dedicato al più noto protagonista della storia contemporanea argentina. Innanzi tutto l'a. si concentra sul peronismo «classico», dalla sua genesi (il golpe militare del 1943) alla caduta (1955). La prima parte del libro si apre con un'analisi delle metamorfosi sociali degli anni '30 (la mutazione dei processi migratori, di urbanizzazione e industrializzazione) per addentrarsi poi in una lettura dell'agonia dell'ordine politico liberale. All'a. interessa in particolare comprendere e spiegare la crisi di leggitimità del sistema democratico che contribuì al consolidamento istituzionale dei «più potenti attori corporativi: le forze armate, la chiesa cattolica, le grandi associazioni padronali» (p. 21). Da qui i presupposti per intendere la costruzione del «nuovo ordine nazionalista» con il suo portato ideologico, intriso di richiami agli autoritarismi e totalitarismi europei, segnato da una chiara avversione per il «nemico anglosassone» e da una quasi naturale propensione verso il «cesaropapismo». Uno dei passaggi più interessanti del lavoro credo risieda proprio nell'analisi della relazione organica Chiesa-esercito, tema al quale Zanatta ha già dedicato altre ricerche. Dalla nación en armas ecco dunque emergere Perón che diventa il vero protagonista della seconda e terza parte del volume. Salito alla ribalta con le elezioni del febbraio 1946, in quella che è passata alla storia come «l'età dell'oro» argentina (il quadriennio 1946-1949), questi si è imposto come un attore dirompente, per quanto poliedrico e difficile da classificare secondo i tradizionali schemi politologici eur pei (scrive l'a.: «Era tale visione dell'uomo, della società e del creato, antica, radicata e popolare, che induceva seriamente i peronisti a percepirsi come una vera democrazia; ma con altrettanta ragione i loro oppositori a cogliervi una dittatura totalitaria», p. 134). Le riforme economiche, le politiche sociali, la ricostruzione dell'ordine politico vengono via via riproposti, sottolineando il fascino del peronismo per l'organizzazione e le liturgie politiche, mentre la lettura del processo di «argentinizzazione» delle masse rompe i consueti schemi sui populismi latinoamericani. In questo flusso un ruolo importante è riservato anche alla «terza posizione» in politica estera, che caratterizzò il nazionalismo argentino nella fase nascente della guerra fredda. Il libro tratta quindi la fase della «costituzionalizzazione» del peronismo, con la costruzione del regime ed il mito della comunidad organizada, fino alla crisi del 1952, segnata dal Plan de emergencia e dalla morte di Evita L'ultima parte è dedicata infine alla seconda presidenza Perón (1952-1955), in cui il mito della «nuova Argentina» dovette confrontarsi con una serie di problemi emergenti, di natura politica, economica, sociale e strategica, nonché con la frattura con la Chiesa cattolica, poi decisiva sotto molti aspetti. Tutti passaggi che forgiarono le contraddizioni che sarebbero state ereditate dal justicialismo negli anni a venire.


Massimo De Giuseppe