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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Operai e sindacato a Bologna. L'esperienza di Claudio Sabattini (1968-1974)

Luca Baldissara, Adolfo Pepe (a cura di)

Roma, Ediesse-Fondazione «Claudio Sabattini», 542 pp., Euro 25,00 2010

Claudio Sabattini (1938-2003) è stata forse una delle ultime figure carismatiche, per quanto controversa, di dirigente nel sindacalismo industriale italiano. La sua esperienza quarantennale si è svolta prevalentemente all'interno del sindacato e della Fiom, in cui ha ricoperto vari ruoli di primo piano (a Bologna e a Brescia e poi nel settore auto nazionale, fino ad esserne segretario generale nel periodo 1994-2002). Questo corposo libro vuole essere la storia di un percorso insieme personale e collettivo durante il periodo cruciale che va dalla prima metà degli anni '60 alla metà degli anni '70, in un contesto che ha contribuito a suo modo a definire la fisionomia delle successive strategie sindacali. Il volume coglie dunque il periodo d'oro delle speranze e delle aspettative radicali di una generazione politica formatasi prima del '68, ma contemporaneamente ha pure l'ambizione di essere qualcosa di più, come dichiarato chiaramente dai due curatori nell'introduzione. Non a caso il titolo fa riferimento a una realtà geografica e sociale e solo il sottotitolo esplicita la chiave di lettura che passa attraverso la biografia individuale. Da una parte, siamo di fronte al tentativo di collocare, all'interno di un complesso e non indolore processo di ricambio, una nuova figura di sindacalista (uno studente universitario di famiglia comunista e partigiana, transitato nel sindacato passando prima per la militanza e la dirigenza nelle organizzazioni giovanili del Pci bolognese e nelle file ingraiane e quindi attraverso la loro cocente sconfitta alla metà degli anni '60). Dall'altra, anche al tentativo di contestualizzarla in un luogo sociale ed economico apparentemente periferico rispetto alle grandi realtà del sindacalismo industriale del Nord. Se l'Emilia è uno dei cuori dell'industrializzazione diffusa, segna così una distinzione capace di esprimere una capacità auto-regolativa nel conflitto diventata tipica di una tradizione politica esemplare.I saggi del libro cercano di dare conto della complessità di influenze che una lettura riduttiva della crisi alla fine degli anni '60 non riscontra nei travagli dei partiti storici della sinistra e del sindacato, assegnando loro un destino di strutturale incapacità a capire il mutamento. Le vicende qui analizzate non solo mostrano il pluralismo di apporti alla trasformazione di quegli anni, anche dal punto di vista dell'esperienza di governo e di regolazione, senza nasconderne ambiguità e debolezze; ma pure come il ruolo delle e la cooptazione nelle élites politiche e sindacali fossero assai complessi e articolati. I saggi danno conto di questi diversi livelli di lettura che più o meno direttamente intersecano la storia personale, dando respiro e vitalità al tutto: sul piano più generale delle trasformazioni economiche, del mercato del lavoro, degli assetti produttivi e dei contenuti contrattuali e rivendicativi (E. Betti, E. Montali), come su quello delle nuove idee per la regolazione del conflitto, la rappresentanza e l'autonomia sindacali di fronte alla sfida dell'auto-governo sociale (S. Gallo, M. Maccaferri).


Pietro Causarano