SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Antonio Rosmini per l'unità d'Italia. Tra aspirazione nazionale e fede cristiana

Luciano Malusa

Milano, FrancoAngeli, 352 pp., Euro 32,00 2011

Una delle tendenze che sembrano aver contraddistinto la ricerca storica e la pubblicistica in occasione del giubileo della fondazione dello Stato nazionale italiano riguarda il significato positivo conferito alla parte cattolica nel Risorgimento e al contributo patriottico dato da pensatori e politici cattolici al movimento nazionale. In questo contesto anche la figura di Antonio Rosmini, a lungo emarginata, è stata oggetto di una riabilitazione complessiva, sia da parte della Chiesa (con la beatificazione, avvenuta nel 2006), sia in studi sulla storia delle idee politiche e costituzionali. Su tale sfondo questo volume rappresenta una specie di «summa» e al contempo un esemplare approfondimento delle più recenti ricerche che guardano a Rosmini soprattutto come ad un protagonista di spicco delle decisioni e delle evoluzioni politiche ed ecclesiastiche del suo tempo. L'a. ha minuziosamente ricostruito il contesto biografico di Rosmini e gli ambienti intellettuali in cui si è mosso: dalle origini trentine fino alle correnti del «cattolicesimo liberale» e ai progetti federali dell'epoca. Con precisione filologica Malusa mette in risalto vicinanze e distanze tra Rosmini e altri importanti personaggi contemporanei come Alessando Manzoni, Vincenzo Gioberti o Carlo Cattaneo. Il «federalismo» rosminiano in quest'ottica appare funzionale alla saldatura della questione nazionale alla questione religiosa, ma nel contempo concreto e fedele alla logica dell'opportunità politica di un'integrazione istituzionale degli Stati italiani. Una particolare attenzione è rivolta da un lato alla «missione» diplomatica di Rosmini alla Corte papale nel 1848, dall'altro ai suoi progetti di costituzione, tra cui quello destinato allo Stato pontificio. Si trattò di un filone del costituzionalismo cattolico interrotto, nella primavera del 1849, dalla messa all'indice, unitamente alle Cinque piaghe della Chiesa, della Costituzione secondo la giustizia sociale. Malusa traccia poi la linea di evoluzione del costituzionalismo rosminiano oltre il 1848 illustrando la critica riservata dal filosofo alla legislazione liberale laicizzatrice dello Stato sabaudo. Tali riserve, secondo l'a., non andrebbero lette come una presa di distanza dall'originario spirito del particolare liberalismo rosminiano. Largo spazio viene inoltre dedicato alla polemica condotta all'interno della Chiesa contro Rosmini, tra l'altro con la partecipazione di autori della «Civiltà Cattolica» e di alti esponenti della Curia romana. Dei motivi e dei protagonisti di tale campagna antirosminiana già precedentemente l'a. si era occupato in studi pionieristici. Qui egli ripropone l'interpretazione che tende a innestare la condanna delle due opere di Rosmini in una visione più larga della politica conservatrice della Chiesa. Nell'opera di Malusa si esprimono appieno le simpatie dell'a. per l'oggetto della sua ricerca. Viene fortemente messo in risalto il ruolo di Rosmini come pater patriaevalorizzandone il tentativo di conciliare l'idea nazionale con le istanze cristiane di pace e giustizia nel contesto concreto del Risorgimento italiano.


Christiane Liermann