SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Giacinto Motta. Un ingegnere alla testa del capitalismo industriale italiano

Luciano Segreto

Roma-Bari, Laterza, pp. 366, euro 28,00 2004

Nella ricca e policroma attività di ricerca dell'autore, gli studi sulla storia dell'industria elettrica ne ritraggono la vocazione più antica e, forse, prediletta. Ne è prova questo ultimo volume dedicato a Giacinto Motta, straordinaria ed eclettica figura di docente, manager, tecnico ed imprenditore, senz'altro il personaggio più rappresentativo della storia dell'industria elettrica italiana fra le due guerre: ebbene, non soltanto una biografia, ma anche una rilettura delle maggiori problematiche che hanno caratterizzato il settore nella sua fase di consolidamento e di maturazione. In particolare, il lavoro risulta un necessario complemento alla ricostruzione delle vicende della Edison, l'impresa o ? meglio ? il gruppo che lo ebbe ai vertici per più di un quarto di secolo. A seguito anche di ragioni contingenti ? la delusione patita nei suoi programmi di razionalizzazione della telefonia, laddove aveva ottenuto i primi grandi successi professionali, e il progressivo affrancamento dagli impegni di carattere bancario e finanziario dopo la caduta della banca mista ? Motta finì con l'identificarsi completamente con il destino della società milanese, ove era stato chiamato nel 1916, a 46 anni, per ricoprirne la carica di direttore generale (e, di lì a breve, di consigliere delegato). Da allora, in quanto capo di uno dei più potenti gruppi finanziari industriali del paese, e ? in seguito ? di rappresentante ufficiale delle società elettriche, fornitrici di un delicato servizio pubblico ad una larghissima utenza, Motta si trovò al centro di continue polemiche ed estenuanti trattative: per gli adeguamenti tariffari, per la ricerca dei finanziamenti, per la difesa dei gruppi privati contro le spinte all'integrazione ed eventualmente alla nazionalizzazione. Fine argomentatore e sagace polemista, ma anche personalità ingombrante ed autoritaria, Motta non si sottrasse mai alla battaglia, anche se in più di una occasione dovette far ricorso all'appoggio del regime: col fascismo egli, liberalconservatore e deputato eletto nelle file moderate, finì col venire a patti, fino a iscriversi al Partito, pur non rinunciando, a tratti, a critiche e moti di insofferenza. Segreto, grazie ad un paziente lavoro nell'archivio di famiglia nella villa di Orta, ci restituisce un ritratto complesso e convincente di questo difficile personaggio: pur cedendo a qualche comprensibile indulgenza, nel bel capitolo finale egli contrappone quasi dialetticamente la ricostruzione dei tratti più intimi, ?privati?, della sua personalità ? gli affetti famigliari, segnati dalla prematura morte del primogenito, la dimensione religiosa, le molteplici iniziative assistenziali, le letture e le frequentazioni con la cultura francese ? all'immagine pubblica di personaggio integerrimo, lucido ed efficiente, costruita con determinazione fin dagli inizi della sua carriera.


Pierangelo Toninelli