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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il tramonto di un'illusione. Edoardo Giretti e il movimento liberista italiano dalla prima guerra mondiale al fascismo

Lucio D'Angelo

Bologna, il Mulino, 403 pp., Euro 31,00 2011

Intrecciando una ricchissima documentazione d'archivio, quasi completamente inedita, con una puntuale analisi di innumerevoli fonti a stampa dell'epoca, il volume ripercorre nel dettaglio le molte quanto infruttuose iniziative a sostegno del movimento liberoscambista portate avanti per un quarantennio da Edoardo Giretti (1864-1940). Piccolo imprenditore serico piemontese, dirigente del movimento pacifista e deputato radicale dal 1919 al 1913 Giretti fu per anni - come l'a. ricostruisce in modo attento e articolato - il vero fulcro e l'instancabile animatore di un movimento di opinione, certamente minoritario e politicamente trasversale, contrario alla politica protezionistica e, più in generale, avverso ad ogni forma di intervento statale nell'economia, composto da alcuni dei più noti nomi della scienza economica italiana, da filosofi, storici, politologi, giornalisti.Nel 1904 Giretti animò la nascita della «Lega antiproibizionista» - cui aderirono anche socialisti riformisti e sindacalisti rivoluzionari - che rappresentò un breve e stentato tentativo di dare al movimento una permanente struttura organizzativa. Nel novembre 1922, con l'appoggio di Luigi Einaudi, Giretti patrocinò la nascita del «Gruppo libero-scambista italiano», raggruppamento indipendente dai partiti politici che raccolse un centinaio di adesioni, ma la cui azione si dissolse quattro anni dopo a causa della politica repressiva fascista. Dapprima indulgente nei confronti di Mussolini, perché convinto della sincerità delle iniziali esternazioni di stampo liberista del nuovo governo, dall'estate 1923 Giretti si rese conto del carattere illiberale e dirigista del fascismo, finendo egli stesso vittima della censura a causa dei numerosi interventi critici della politica economica governativa. «Non avrei mai creduto di dover rimpiangere Giolitti […]; almeno ci combatteva nelle elezioni» - scrisse l'imprenditore ad un corrispondente nel maggio del 1926 (p. 343).Nei numerosi scritti di Giretti la «burocrazia irresponsabile» (p. 210) rappresentò, sia negli anni del giolittismo sia nell'immediato primo dopoguerra, quando l'imprenditore si mobilitò strenuamente contro la sopravvivenza di molte strutture economiche introdotte dal conflitto, uno dei suoi principali bersagli polemici, un simbolo della crescita, ai suoi occhi indebita, dell'intervento statale e della protezione accordata ai monopoli. Come l'a. sottolinea, la sincera, quanto acritica e quasi religiosa adesione all'utopia liberista impedì sempre a Giretti di leggere organicamente le profonde trasformazioni economiche e sociali in atto nell'Italia di quegli anni. La sua battaglia a favore del libero scambio «rimase, alla fin fine, "sterile utopismo dottrinario"» (p. 73).Fatta salva l'onestà e la coerenza dell'uomo, un impietoso commento agli scritti di Giretti fu firmato da Carlo Rosselli sulle pagine de «Il Quarto Stato» nel 1926. Definita «un sistematico fiasco» la pluriennale azione dell'imprenditore, Rosselli proseguiva: «i liberisti marca Giretti ragionano, scrivono e parlano come se fossero in Inghilterra tra 1815 e 1848» (p. 359).


Ilaria Pavani