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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Mafia e legislazione antimafia. Storia, diritto, istituzioni

Luigi Chiara, Emanuele Crescenti, Giovanni Moschella (prefazione di Antonio Ruggeri)

Manduria-Bari-Roma, Lacaita, 205 pp., euro 18,00 2009

L’agile volume a sei mani di uno storico e due giuristi mette insieme per un pubblico di non addetti ai lavori una sintesi della storia della mafia siciliana orientata specificamente a seguire la recente legislazione antimafia, con meritevole impegno nell’affrontare una materia insidiosa per retoriche e riserve magari trasversali alle logiche dure dell’antimafia. La ricostruzione storica di Chiara risulta bensì faticosa a prima lettura, a causa della scelta di partire con un lungo paragrafo sulle interpretazioni della mafia dal 1860 ad oggi. Taglio che riflette lo sviluppo degli studi (attestando il definitivo tramonto di paradigmi culturalisti alla Pitrè, come di quello sociologico mafia imprenditrice/tradizionale, e privilegiando utilmente le letture adattive della mafia alla modernità); ma rischia di affaticare il lettore prima di aver illustrato la storia del fenomeno nei successivi contesti. L’attenzione alle risposte risulta adeguata nella successiva trattazione, che attraverso canoniche cronologie arriva alla recente legislazione con giudizi interessanti ed equilibrati, ad esempio sui nodi politici irrisolti del processo Andreotti, ovvero sul limite della strategia di tenere insieme Lima e antimafia: «non è possibile governare il centro utilizzando le periferie del sistema politico solo in funzione delle preferenze elettorali» (p. 82).Al moderato ottimismo dello storico sulle attuali prospettive del contrasto fa riscontro l’impegno a una pregevole divulgazione nei contributi giuridici sulla grande svolta partita con la Rognoni-La Torre. Accanto alle normative illustrate sotto il profilo pubblicistico da Moschella (anche in comparazione con la legislazione europea sulla confisca dei beni di origine illecita), nella prospettiva penalistica di Crescenti seguiamo le cose essenziali di cui avere nozione e consapevolezza critica su 416bis, 41bis, pentitismo. Grazie al linguaggio piano e alla determinazione analitica con cui il magistrato in prima linea affronta la materia della legislazione speciale, si leggono con chiarezza sia i principi penalistici che presiedono ai reati associativi, sia le buone ragioni giuridiche/politiche delle recenti strategie di contrasto, finalmente adeguate a identificare la mafia nelle sue aggressive modalità socio-culturali e a fronteggiarne i punti di forza sociale con altrettale intelligenza giuridica. Particolarmente apprezzabile la sfida del 416bis all’identificazione del fenomeno mafioso, delegata in passato solo allo sguardo della polizia sul territorio conteso al monopolio statale di violenza e diritto. La circostanziata prefazione del costituzionalista Ruggeri non manca di avanzare riserve sulle virtù del pragmatismo giuridico, che l’antimafia adotterebbe in violazione di principi costituzionali indisponibili (la dignità della persona sacrificata dal 41bis, etc.). Problematica cruciale su cui l’opinione giuridica e politica si sono differenziate trasversalmente sin dagli anni ’80, e che la ricerca storico-sociale e storico-giuridica potranno approfondire per altri contesti e geografie, sviluppando anche a livello teorico una prospettiva multidisciplinare integrata.


Marcella Marmo