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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Monigo: un campo di concentramento per slavi a Treviso luglio 1942-settembre 1943

Maico Trinca

Treviso, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea d 2003

L'utilizzo dell'istituto dell'internamento da parte del regime fascista durante la Seconda Guerra mondiale è un tema ancora poco conosciuto, che solo da alcuni anni ha trovato l'attenzione della storiografia. Con il suo libro, Trinca aggiunge un nuovo tassello allo stato della ricerca sull'argomento. L'autore chiarisce alcuni aspetti essenziali della prassi persecutoria applicata dal regime, e descrive lucidamente la repressione attuata contro la popolazione slovena durante l'occupazione nei Balcani. Egli mostra, inoltre, come l'occupazione della ex Jugoslavia sia stata pianificata dalle autorità militari con un vasto programma di deportazioni e di internamenti nei campi di concentramento dislocati lungo la penisola, soffermandosi, nella seconda parte del libro, sulla ricostruzione della storia del campo di Monigo. Dopo la nascita del Fronte di Liberazione nazionale sloveno (Osvobodilna Fronta-OF), nell'estate del 1941, e con l'affermarsi del movimento di Resistenza, l'esercito italiano ricorse all'uso dei campi di concentramento. Di fronte all'inasprirsi della guerriglia, nei primi mesi del 1942 la città di Lubiana fu cinta con dei reticolati, mentre iniziava una lunga operazione di rastrellamento di tutte le persone ritenute sospette. Poco dopo veniva emanata la circolare con la quale si stabilivano le misure da adottare contro le popolazioni jugoslave. In particolare si affermava che: ?il trattamento da fare ai partigiani non deve essere sintetizzato dalla formula dente per dente, ma bensì da quello testa per dente!?. Alla circolare seguì una lunga ondata di violenze contro la popolazione civile, della quale Trinca ci fornisce le cifre: 12.773 edifici distrutti, 8.850 danneggiati, 2.500 civili fucilati, 900 partigiani uccisi e 7.000 morti nei campi di concentramento. Sul numero degli internati e dei campi non vi è certezza; il primo sembra aggirarsi intorno alle 25-30.000 persone, mentre per il secondo le autorità jugoslave segnalavano, alla fine della guerra, 195 luoghi, ma dall'analisi della corrispondenza ne sono emersi 71. La storia del campo di Monigo è ricostruita dall'autore fin dalla sua edificazione (luglio 1942), quando giunsero i primi internati dalla provincia di Lubiana. Ricavata all'interno di una caserma, la struttura era costituita da sette baracche circondate da un muro alto quattro metri; vi erano due settori femminili ed uno maschile, divisi da filo spinato per evitare contatti. Le condizioni di vita sono descritte come pessime, per la carenza di cibo, la precaria situazione igienica ed il freddo. Degli internati a Monigo ben 187 non sopravvissero, 54 dei quali bambini. Oltre all'elenco completo degli internati deceduti, sono inseriti nel libro foto e documenti quali ulteriore riscontro della responsabilità italiana rispetto ai crimini ed alle violenze contro le popolazioni civili dell'ex Jugoslavia, sulle quali per troppo tempo si è taciuto. Allegato al libro è un Cd-Rom che offre un illuminante percorso didattico sulla storia del confine orientale durante il Novecento.


Costantino Di Sante