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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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«Roma e Gerusalemme»: Israele nella vita politica e culturale italiana (1949-2009)

Marcella Simoni, Arturo Marzano (a cura di)

Genova, Ecig, 289 pp., € 20,00 2010

Il volume mette in luce alcuni aspetti del ruolo che Israele ha avuto nella politica interna e nella vita culturale in Italia, al di là di interessi di politica estera e dei legami complessi tra ebrei italiani e Israele (che Simoni illumina attraverso l'analisi dell'immigrazione italiana nei kibbuz). Secondo il quadro proposto dai curatori, Israele è stata vista, almeno fino al 1967, come un paese che fondava la propria identità di Stato sui valori derivanti dalla lotta al nazifascismo, pari a quelli della Repubblica italiana. Dopo il 1967 questi stessi valori sono stati alla base del sostegno alla causa palestinese da parte di alcuni settori dell'opinione pubblica italiana. Asher Salah propone di interpretare la rappresentazione di Israele nei film italiani come «uno specchio per meglio guardare alla propria realtà nazionale, facendo emergere vecchi fantasmi e nuovi pregiudizi» (p. 93). Emanuela Trevisan Semi si concentra, invece, sull'eccezionale diffusione della letteratura israeliana in Italia, che permette di conoscere diverse voci della società israeliana, e Francesco Spagnolo segue le tracce della musica italiana in Israele in quanto «attraversamento» del Mediterraneo.L'analisi della stampa porta altri aa. ad approfondire alcuni momenti chiave del ruolo di Israele nella vita pubblica italiana. Elena Mazzini analizza la stampa cattolica tra il 1948 e il 1967 mostrando come da un iniziale atteggiamento di ignoranza, se non di ostilità, si sia sviluppata negli anni '60 una timida apertura verso Israele, sullo sfondo della nuova riflessione sull'ebraismo e dello schierarsi dell'Unione Sovietica con il mondo arabo. Il 1967 come anno di svolta è al centro dell'articolo di Andrea Becherucci, secondo il quale, se la maggioranza della popolazione italiana continuava a sostenere Israele, i ceti intellettuali, i media e i giovani avevano oramai assunto una posizione molto critica. Marianna Scherini analizza la stampa quotidiana sul massacro di Sabra e Shatila (1982) sullo sfondo dell'occupazione israeliana di Beirut ovest, e conclude che Israele è rappresentata come «l'ebreo collettivo» (p. 197), identificando gli ebrei italiani con Israele e viceversa. Matteo di Figlia analizza invece la stampa laica dal 1967 al 1994, per dimostrare che se il Pri risulta essere il partito più filo-israeliano, in realtà lo fa anche per «mantenere una fisionomia di sinistra» (p. 140). Marzano chiude il volume riflettendo sulla svolta nella politica estera italiana a partire dal 2001, una svolta che si spiega attraverso la legittimazione che Alleanza nazionale ha cercato agli occhi della comunità ebraica in Italia e nel contesto di una cultura politica islamofobica.L'interesse costante verso Israele da parte della società italiana appare in modo molto convincente dal volume. Nonostante sia analizzato da diversi aa., con differenti tagli metodologici, gli articoli danno spunti suggestivi su come Israele venga percepito in Italia.


Raya Cohen