SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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1917. La Rivoluzione

Marcello Flores

Torino, Einaudi, X-139 pp., Euro 8,00 2007

Sono passati novant'anni dalla Rivoluzione russa. A parte questo, perché scrivere un libro sul 1917? La ragione potrebbe essere la possibilità di riflettere su quegli avvenimenti alla luce di nuovi documenti di archivio e della storiografia post-sovietica. L'obiettivo del libro non è questo. Marcello Flores vuole rispondere a una domanda chiara e semplice: cosa ci riguarda ancora di quanto accadde nel 1917?Del 1917 interessa anzitutto il fatto che fu una rottura, ossia un momento strano della storia in cui l'ordine precedente svaniva rapidamente e in cui pareva che il futuro potesse essere costruito a partire quasi da zero. Ovviamente la storia pesò poi sugli avvenimenti e la libertà dal passato fu un'illusione, tuttavia i protagonisti di allora vissero nella certezza che il futuro sarebbe stato necessariamente diverso dal passato. Era una situazione straordinaria: oggi nessuno nel nostro paese pensa di trovarsi in una situazione simile, il declino non è occasione di ingegno, speranza, illusioni. Il 1917 lo fu.Flores riflette su una libertà che fu soprattutto soggettiva. Già nelle prima pagine del libro si sofferma sui contatti tra rivoluzione e fede: la rivoluzione come risurrezione, la rivoluzione che cancella tutti i mali del passato. Nella costruzione dell'immaginario collettivo di allora la razionalità atea e cinica di Lenin dialogò con le speranze di una società contadina e credente in crisi. Il legame tra il rivoluzionario di professione e le masse plebee non era costituito dai punti di un progetto politico, ma dal contenuto evocativo delle parole d'ordine e dalla libertà che queste facevano intravedere. Con questa attenzione Flores fa una ricognizione rapida sulla creatività non solo politica, ma anche culturale e artistica della Russia di allora. La politica però lo attrae particolarmente e, in questa, soprattutto l'azione dei bolscevichi che costruirono e cavalcarono l'utopia finché fu possibile (ossia per poco tempo).Il 1917 suggerisce riflessioni sulla natura della politica, sugli strumenti della mobilitazione popolare, sul nesso esistente tra discorsi libertari e aspirazioni autoritarie, tra rivoluzione e dittatura.Flores è attratto dalla complessità del pensiero politico di Lenin e lo segue nella critica alle debolezze e alle ambiguità dei moderati del Governo provvisorio. Su questa via non vede il contenuto altrettanto utopistico e rivoluzionario che era nella proposta del Governo provvisorio. In una situazione di crisi generale e di guerra, il Governo provvisorio decise di liberare i prigionieri politici, di dare libertà di stampa e di parola, di favorire la formazione o rinascita di partiti, di preparare e fare elezioni a suffragio universale, di affidare il governo ad un'Assemblea costituente elettiva. La politica nel 1917 costruì diverse ipotesi rivoluzionarie, non soltanto quella dei bolscevichi. Flores, grazie a Dio, non entra nei dibattiti di allora e negli eterni dibattiti che accompagnarono l'esistenza misteriosa dell'URSS, tutto questo è passato. Flores si chiede cosa dava anima alla politica, come si poteva avere il futuro a portata di mano, come era possibile non essere realistici. La Rivoluzione ha soltanto novant'anni, noi ancor meno.


Marco Buttino