SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Notabili candidati elezioni. Lotta municipale e politica nella Liguria giolittiana

Marco Pignotti

Milano, Franco Angeli, pp. 416, euro 25,50 2001

Marco Pignotti, assegnista di ricerca nella Facoltà di Scienze Politiche di Firenze, ricostruisce con estrema attenzione e grande cura del dettaglio l'intricata rete politica che nell'età giolittiana copriva i diciassette collegi elettorali liguri, osservandone l'evoluzione dalle ultime consultazioni a suffragio ristretto (1909) alle prime a suffragio allargato (1913), e in un ultimo breve capitolo allargando la prospettiva anche alla tornata del 1919. Non diversa dal resto del paese, nei primi lustri del Novecento anche la Liguria deve affrontare la difficile transizione da una vita pubblica ?tradizionale? a una ?moderna?. Dei due mondi che s'intersecano durante la transizione, è in particolare il primo, quello di partenza, ad attirare l'attenzione dell'autore. Il quale sottolinea con forza gli elementi di continuità che non cessano mai di condizionare la vicenda elettorale e politica della Liguria: l'irriducibile dimensione localistica, il ruolo svolto dalle componenti personali e notabilari. Caratteri che finiscono per manifestarsi anche nel campo ?alternativo? per eccellenza, il socialista; e che si dimostrano capaci di sopravvivere non soltanto alla riforma elettorale del 1912, ma anche a quella del 1919. La vita pubblica ligure era tanto ben avviata sui suoi binari da lasciare ridotti margini di manovra persino ai prefetti. Nelle elezioni del dopoguerra le prefetture di Genova e di Porto Maurizio svolsero una funzione elettorale essenziale ? coordinare in un'unica lista le sparse membra del liberalismo moderato. Nel 1909 e nel 1913, però, si trovarono davanti a un quadro politico che in gran parte si organizzava da sé, e sul quale potevano certo intervenire, ma solo per mediare, favorire o frenare tendenze già presenti e strutturate. Per quanto persistenti fossero gli strumenti di organizzazione del consenso raffinati negli anni dal ceto di governo, tuttavia, le elezioni del 1913, e soprattutto quelle del 1919, introdussero delle novità di non poco conto. Novità che Pignotti ha ben presenti, ma delle quali forse non riconosce appieno il carattere dirompente rispetto ai delicati equilibri dell'età giolittiana. È vero che i liberali, incuranti in apparenza del suffragio allargato prima, del suffragio universale maschile e del sistema proporzionale poi, continuarono sia nel 1913 sia nel 1919 a battere i sentieri politici ?tradizionali?. Nel primo caso, però, poterono permetterselo soltanto grazie al massiccio intervento dei cattolici. E nel secondo dovettero pagare un prezzo altissimo: la rinuncia dopo sessant'anni alla maggioranza, in Liguria così come in Italia. In questo contesto, la persistenza delle prassi elettorali ? o addirittura la loro esasperazione ? si sposava in realtà a un profondo mutamento del contesto politico. Meglio ancora: alla fine di un mondo.


Giovanni Orsina