SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le fucilazioni sommarie nella prima guerra mondiale, introduzione di Giorgio Rochat

Marco Pluviano, Irene Guerrini

Udine, Gaspari, pp. 302, euro 15,00 2004

A partire dagli anni Sessanta, gli storici detti ?del dissenso? hanno sfornato molteplici lavori, alcuni di indubbio valore, con l'intento di riportare alla luce il dolore, la sofferenza, persino la disobbedienza dei combattenti, aspetti che erano stati messi in ombra per decenni dall'immagine oleografica di una corale adesione degli italiani, senza grandi incrinature, a quella che doveva essere l'?ultima guerra del Risorgimento?. Frutto tardo di questa stagione si può considerare questo volume di Marco Pluviano e Irene Guerrini edito dalla casa editrice Gaspari. Pluviano e Guerrini storici di professione non sono, ma l'autorevole introduzione di Giorgio Rochat al volume qualifica senza ombra di dubbio il libro come lavoro solido, in grado, grazie ad un paziente lavoro di riscoperta archivistica, di proporre delle cifre concrete su uno dei fenomeni più taciuti di ogni guerra: la repressione interna agli eserciti. Nell'esercito italiano del 1915-18 la fucilazione era uno strumento cui la disciplina militare ricorreva, in linea con la giurisprudenza bellica degli altri paesi europei, in modo non massiccio, ma sicuramente nemmeno tanto sporadico. Si tratta di una questione ampiamente nota, tanto che, già nei primi mesi del dopoguerra, sulle vittime di questa disciplina rigorosa il socialismo massimalista aveva imbastito una buona parte della sua campagna politica e mediatica di radicale condanna del conflitto. Restava agli storici una grossa lacuna da colmare. Perché, oltre ai 750 condannati a morte da tribunali regolari di cui sapevamo, furono molti altri (probabilmente 300) i soldati fucilati sommariamente sul campo, in ottemperanza ad una direttiva emanata da Cadorna che autorizzava ogni ufficiale, in caso di particolare gravità e di provata disubbidienza della truppa, a passare per le armi i propri sottoposti. Di questa giustizia sommaria, il volume di Pluviano e Guerrini restituisce le dimensioni, ma anche lo spirito. Condannare al di fuori di ogni tipo di procedura penale era possibile perché il soldato non era considerato un cittadino nella piena titolarità dei suoi diritti, ma un numero all'interno della guerra di massa, oggetto di disciplinamento sociale e patriottico, e quindi passibile di misure draconiane in nome della tenuta complessiva dell'esercito. La distruzione fisica del dissenso era in fondo una conseguenza diretta di quella brutalizzazione della mentalità che già lo storico americano George Mosse individuò come conseguenza più duratura dell'abitudine alla violenza quotidiana della guerra moderna. Da questo punto di vista, Fucilazioni sommarie è un tassello prezioso, anche se non esente da ingenuità e perlopiù privo di una seria prospettiva storica, in grado di contestualizzare gli eventi nel quadro del panorama mentale del 1915-18, per una migliore comprensione della vita di guerra.


Marco Mondini