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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Giovanni XIII. Angelo Giuseppe Roncalli. Una vita nella storia

Marco Roncalli

Milano, Mondadori, 791 pp., euro 26,00 2006

Con un linguaggio piano e quasi giornalistico, ma con un'attenzione scrupolosa alle fonti e, dunque, con un approccio scientifico, Marco Roncalli traccia una biografia a tutto tondo di papa Giovanni XXIII. Privilegiando come fonte le agende e i diari (ancora largamente inediti), l'autore segue un taglio annalistico, in alcuni casi con un piglio più rapido in altri con ricostruzioni ravvicinate e minute: l'attenzione metodologica, condivisibile, è stata quella di strutturare un percorso biografico non teleologicamente teso all'ultima e più importante tappa, cioè il pontificato. Si accenna pure alla dimensione generazionale (p. 12), rilevando che Roncalli nacque nello stesso anno (1881) di Picasso e di De Gasperi (ma anche, aggiungiamo, di Papini, Bevilacqua e Buonaiuti, e in fondo solo poco prima di Mussolini, nato nel 1883): tuttavia questa linea generazionale di lettura non viene sviluppata. Di particolare importanza mi sembrano le pagine (57-63) relative all'interesse del giovane Roncalli per l'americanismo (sulla scorta della scoperta di nuovi quaderni di appunti, del 1901), come pure la ripresa della questione dei suoi rapporti con il modernismo, il murrismo e specialmente con Buonaiuti, mentre non si sa nulla delle eventuali relazioni con Semeria, che pure gli vennero imputate (p. 103). L'autore nota che «nonostante Roncalli minimizzi molto il suo rapporto con Buonaiuti» (p. 51), la vicenda è più complessa: questo apre una più vasta questione sulla critica delle fonti e cioè su livelli interpretativi e filtri ermeneutici necessari nel trattare con fonti prevalentemente autobiografiche, memorialistiche e anche ? sia pure differenti ? diaristiche (comunque sempre di possibile lettura da parte di superiori). Giustamente l'autore fa notare come una caratteristica costante nella vita di Angelo Roncalli sia stata quella di evitare di farsi schiacciare dalla «cultura del nemico» e perciò di non appiattirsi mai su schemi ecclesiologici aspramente polemici e troppo angustamente antimoderni, ma di mostrare sempre un atteggiamento ottimistico e affabilmente moderato. Emerge però, allora, il «mistero Roncalli» (p. 329): l'impossibilità di ridurne la figura e l'opera negli schemi del «conservatore» o del «progressista»; la difficoltà di interpretare la sua ansia sociale e insieme il suo rifiuto di posizioni sociali più ardite in preti e laici cattolici, l'attenzione ? quasi conservatrice ? per la tradizione tridentina e insieme la richiesta di aggiornamento. Si tratta di un problema storiografico, ma anche di una realtà storica, che causò quella «eterogenesi dei fini» tra le motivazioni dei cardinali conclavisti che lo elessero e le linee fondamentali del pontificato. Giusto vedere nella spiritualità la chiave ermeneutica per una comprensione unitaria della biografia di Roncalli (p. 7). Forse, con uno scavo maggiore in questo senso, sarebbe potuta emergere quella che a me pare la linea prevalente ? tridentina ma nel senso della Riforma cattolica ? e che spiega molti aspetti del mistero Roncalli: la linea oratoriana di Filippo Neri soprattutto, ma pure di Baronio (al quale si ricollega l'importanza, anche pastorale, della cultura storica), Faber, Newman (e Rosmini).


Fulvio De Giorgi