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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Diario di un repubblicano. Filippo Luigi Polidori e l'assedio francese alla Repubblica Romana del 1849

Marco Severini

Ancona, Affinità Elettive, pp. IX-241, euro 15,49 2002

Filippo Luigi Polidori (1801-1865), intellettuale liberale di origini marchigiane e di frequentazioni toscane (casa Capponi, il Gabinetto Vieusseux), partecipò alla Repubblica Romana lavorando come giornalista. Tenne anche un diario dell'assedio francese dall'aprile al luglio del 1849, ?scritto di getto e per lo più di notte? (p. IX), che Marco Severini pubblica, sobriamente annotato, alle pp. 105-233. Gli storici possono affrontare un diario considerandolo soprattutto una fonte, o trattandolo come un evento storico esso stesso. Severini opta per la prima soluzione, privilegiando il contesto e facendo precedere il diario da dodici densi capitoletti introduttivi, che spaziano dalle grandi personalità (Mazzini, Garibaldi, il principe di Canino, Pio IX) al comportamento della Francia; dalle donne (Cristina di Belgiojoso, ma anche Anna Galletti de Cadilhac e la moglie di Gustavo Modena, a testimonianza del ruolo assunto nella rivoluzione nazionale dal ceto medio professionale e intellettuale, spinto fino ad inglobare l'incerto status dell'attore) ai provvedimenti economici; dallo sviluppo politico e istituzionale della breve vita repubblicana alle modalità della guerra; dalla sempre più drammatica condizione dei romani all'altrettanto drammatico stato delle relazioni diplomatiche della Repubblica. Uno dei protagonisti assoluti, Pio IX, in realtà incombe sul diario, ma naturalmente non può comparirvi materialmente, se non, qua e là, nelle contumelie lanciategli dal popolo romano, che il diarista registra all'apparenza impassibilmente. Marco Severini ha scritto diversi saggi sulla Repubblica Romana, della quale giustamente sottolinea gli elementi progressisti. Emerge un'affinità col suo diarista, le cui pagine raffigurano un italiano che si forma, letteralmente, tra il ferro e il fuoco. ?È storia di bombe e di palle? (p. 215) scrive con efficacia, non mancando però di manifestare fiducia nell'innocuità del ?fuoco amico? (p. 201). Ma siamo già al 21 giugno 1849, e il cronista ha abbandonato lo sguardo volutamente spassionato dell'uomo di cultura ? del dottrinario (p. 143) ? che si era imposto inizialmente, malgrado la costante attestazione di sentimenti italiani. Il distacco obiettivo del cronista, alla fine, non esiste più: ?questo giorno è da scriversi per più cagioni, e in ispecie per la perduta indipendenza, tra i [?] più nefasti? (p. 230), annota il 3 luglio del '49, quando Roma, che in due occasioni aveva mostrato animata da fastose cerimonie laiche (pp. 118, e 131), è pronta a ripiombare nel ?medio evo perfetto? dei preti (p. 210). Nell'ultima pagina del diario, l'immagine dei triumviri umiliati scolora già nell'oleografia: ?quelli del ritratto tricipite e antiestetico? (p. 232) li definisce Polidori, del quale Marco Severini ci aveva opportunamente anticipato la successiva, definitiva scelta moderata ed erudita: degna premessa del cavalierato dei SS. Maurizio e Lazzaro e del funzionariato nell'Archivio di Stato di Siena.


Paola Magnarelli