SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Dal fascismo alla Dc. Tassinari, Medici e la bonifica nell'Italia tra gli anni Trenta e Cinquanta

Marco Zaganella

Siena, Cantagalli, 267 pp. Euro 17,00 2010

Il libro ricostruisce il dibattito tecnico-scientifico sviluppatosi negli anni '30 e '40 intorno al tema della trasformazione dell'agricoltura italiana. L'a. analizza il pensiero e l'azione di Giuseppe Tassinari, che, divenuto sottosegretario all'Agricoltura (1935) dopo Arrigo Serpieri, ebbe un ruolo significativo nella definizione delle politiche agricole e alimentari del fascismo: fu, tra l'altro, il promotore della legge per la colonizzazione del latifondo siciliano.Seguendo le attività dei tecnici in Albania, Spagna e Germania, l'a. delinea un'interessante sezione di storia internazionale delle politiche e delle culture agrarie (cap. II). Tassinari ebbe anche rapporti con i massimi esponenti del nazismo; con la Rsi si delineò l'ipotesi di un governo di tecnici a disposizione delle Ss da lui presieduto (pp. 191 ss.). L'a. ricostruisce inoltre le relazioni tra i gruppi accademici e le riviste, divise tra l'approccio «liberale» di Serpieri, basato sui consorzi agrari, e quello più autoritario dello stesso Tassinari, e descrive inoltre i legami culturali che con quest'ultimo ebbe Giuseppe Medici (1907-2000), ispiratore per la Dc della riforma agraria varata nel 1950.Nella «filiazione» Tassinari-Medici l'a. individua una «continuità nella discontinuità»: continuità disconosciuta da molti studiosi, la cui «amnesia» spiegherebbe come vi sia ancora un misconoscimento intenzionale dei caratteri modernizzatori del fascismo (p. 15). A questo proposito l'a. sembra avere una conoscenza parziale del dibattito storiografico sviluppatosi sulla modernizzazione autoritaria del fascismo, nonché sulla storia delle organizzazioni agricole (si veda ad esempio il lavoro curato da S. Rogari, La Confagricoltura nella storia d'Italia, Bologna, il Mulino, 1999) ed estremizza le differenti sensibilità esistenti tra gli studiosi che si sono occupati della transizione fascismo-Repubblica e che ormai si sono emancipati da rigidi schemi ideologici nell'interpretazione delle politiche corporative, della bonifica integrale, della battaglia del grano. In realtà, se di continuità tra la Dc e il fascismo si può parlare per quanto riguarda la valorizzazione dei tecnici (da Mazzocchi-Alemanni a Ronchi), la riforma agraria del 1950 si basò sul modello definito da Tassinari, e ripreso da Medici, degli enti di colonizzazione, ma, contrariamente all'impostazione datale dal fascismo, non fu una riforma limitata al Mezzogiorno e al latifondo: colpì infatti anche aree ad agricoltura intensiva nel Delta Padano e nella Maremma tosco-laziale (oltre 150.000 ettari). Ciò fu possibile perché la riforma, sulla base della Costituzione (art. 44 e 42), non affrontò solo la questione del latifondo ma assunse una forma nazionale e andò oltre il Codice civile del 1942, la cui interpretazione avrebbe ridotto l'area di intervento appunto alle zone più arretrate. Il reinserimento dell'economia italiana nei mercati internazionali, il vincolo costruito con gli Stati Uniti tramite il piano Marshall prima, e la dimensione europea poi, costituirono infine ineludibili punti di riferimento per la modernizzazione dell'agricoltura italiana.


Emanuele Bernardi