SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Paesaggi della morte. Riti, sepolture e luoghi funerari tra Settecento e Novecento

Maria Canella

prefazione di Michel Vovelle, Roma, Carocci, 238 pp., € 23,00 2010

«La mort est à la mode, très à la mode, ces temps-ici». È una frase di Lucien Febvre del 1952 che Maria Canella cita nell'ultimo capitolo di questo libro (capitolo che più opportunamente poteva forse essere collocato in apertura), nel quale viene ripercorso il dibattito storiografico sulla morte sviluppatosi a partire dalla metà del '900, quando il tema, per l'appunto, dopo aver suscitato l'interesse di antropologi e altri scienziati sociali cominciò ad essere largamente frequentato anche dai cultori delle discipline storiche. Quel capitolo è corredato di un utile apparato bibliografico, che, sebbene venga correttamente proposto come «frammentario e incompleto», presenta alcune imprecisioni e omissioni che appaiono difficilmente spiegabili (non si citano, per fare solo un paio di esempi, i numerosi recenti studi di Dino Mengozzi sulla «morte laica» o quello di Sergio Luzzatto sulla mummificazione di Mazzini).Ciò detto, il volume, che si compone di cinque capitoli inediti e di tre già apparsi in altre sedi, offre un'interessante ricognizione su alcuni temi connessi alla gestione pubblica della morte che l'a. ha posto da tempo al centro delle sue ricerche. In particolare vi vengono descritti i processi culturali, normativi, urbanistici e architettonici, che portarono fra '700 e '800 alla nascita del cimitero moderno extraurbano e al superamento della tendenza a concentrare le sepolture nelle chiese e nei conventi, che era stata tipica dei secoli precedenti. Canella dedica specifica attenzione al contesto di Milano prima dell'edificazione del Cimitero monumentale, che avvenne nel 1866 e che rappresenta «l'esempio più importante e più studiato della chiusura della morte dentro il recinto artisticamente modellato del cimitero extraurbano» (p. 129). Ma si occupa anche dei casi di Mantova e Cremona e dedica un capitolo a riti funebri e sepolture nella comunità valdese di Torino.Fra i pregi del libro, come sottolinea Michel Vovelle nella prefazione, vi è la grande varietà di fonti utilizzate dall'a., che viene ben esemplificata in uno dei capitoli più riusciti, ossia quello dedicato alla rappresentazione sociale della morte. Vi si descrive l'evoluzione delle pompe funebri in alcune città italiane d'antico regime e nei primi decenni dell'800, prestando particolare attenzione all'evoluzione degli «abiti del lutto» e utilizzando fondi archivistici relativi alle esequie, repertori legislativi, cronache urbane, rubriche di moda dei giornali femminili. Completa l'opera un capitolo sul movimento cremazionista, in cui, dopo averne brevemente delineato le vicende, si getta uno sguardo comparativo sull'apparizione dei templi crematori nell'universo cimiteriale italiano ed europeo fra '800 e '900. Canella si concentra sul nesso tra scelte architettoniche e implicazioni ideologiche, sottolineando la valenza simbolica dei templi e dipanando sempre con chiarezza i legami fra committenza e autorità cittadine, il ruolo della società civile e le reazioni della Chiesa cattolica, quasi sempre di rigida avversione ai progetti cremazionisti.


Fulvio Conti