SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'Abruzzo Citeriore: un caso di storia regionale. Amministrazione, élite e società (1806-1815)

Maria Rosaria Rescigno

Milano, Franco Angeli, pp. 313, euro 25,00 2002

Nell'intento dichiarato di far dialogare il livello della storia locale con quello della storia politica, l'idea di fondo che sorregge l'indagine di Maria Rosaria Rescigno sull'intendenza e i consigli provinciali e distrettuali di Abruzzo Citeriore (Chieti), è quella del passaggio da una difficile regionalizzazione imposta dall'alto ad un ?embrionale? regionalismo fiorente dal basso tra gli esponenti dell'élite provinciale chiamata al governo delle nuove istituzioni periferiche e ? tramite queste ? del territorio ridefinito dalla distrettuazione amministrativa napoleonica. Viene così presentata una ricognizione complessiva, e insieme minuziosa, di problemi e dinamiche che nei vari ambiti della radicale riforma dello Stato imposta sul modello francese si trovano ad affrontare gli intendenti Briot e Montejasi succedutisi nel Decennio alla guida della provincia. A questi, diretta espressione del governo centrale, si rapporta una classe dirigente locale colta e capace, articolata socialmente e territorialmente ? come ben evidenzia l'autrice ? nelle due anime ?contigue? della grande proprietà terriera (chietina) e della dinamica imprenditorialità commerciale di livello anche internazionale (lancianese e vastese), con una discreta capacità d'incidere sui processi istituzionali a sostegno dei propri interessi. Quest'élite dirigente, i cui principali esponenti sono molto ben tratteggiati, si viene riconoscendo come tale nella partecipazione alle nuove istituzioni consultive e rappresentative dello Stato amministrativo costituite dai Consigli provinciali e distrettuali, i cui lavori sono approfonditamente esaminati dalla Rescigno, che non manca di evidenziare anche il ruolo condizionante sulla stessa intendenza da parte di esponenti notabilari chiamati a svolgere la funzione di Consiglieri o, come nel caso di Giuseppe Ravizza, di Segretario generale per ben vent'anni. Capacità di condizionamento che induce l'autrice a definire l'intendenza chietina come ?il luogo dell'anomalia? rispetto ad analoghe esperienze in altre province meridionali. Nell'ambito di questa ricerca, sicuramente convincente nel suo complesso, restano a nostro avviso due nodi problematici. Il primo è relativo alla valutazione, in termini di formazione di classe dirigente, della presenza di buona parte dei nomi dei protagonisti del Decennio nel ?Notamento dei rei di Stato? (redatto nel 1801), da cui si desume una larga partecipazione agli eventi del 1799. Non si considera però a sufficienza che molti furono denunciati al visitatore generale non per la condotta politica quanto per l'estrazione sociale (nell'equazione drastica dei sanfedisti: benestante uguale giacobino). Il secondo nodo riguarda la tesi avanzata dalla Rescigno di un sia pur ?embrionale? regionalismo espresso dalle nuove classi dirigenti in termini di superamento dell'asfittico localismo tradizionale e di capacità di mediazione della linea politica governativa con le esigenze della società provinciale. Molto, a nostro avviso, gioca il valore che si attribuisce al termine ?embrionale?, soprattutto in considerazione dell'arco cronologico esaminato, sicuramente di troppo breve momento rispetto ai tempi del mutamento nei fenomeni economico-sociali e nelle mentalità collettive.


Paolo Muzi