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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Scacchiera congolese. Materie prime, decolonizzazione e guerra fredda nell'Africa dei primi anni Sessanta

Maria Stella Rognoni

Firenze, Polistampa, pp. 468, euro 24,00 2003

Oggetto del libro è la crisi scoppiata in Congo, l'ex Congo belga, subito dopo l'indipendenza nel 1960 e più precisamente la competizione che si è scatenata fra le grandi potenze, anche attraverso l'operazione dell'ONU, per influire sugli sbocchi di quella crisi. Il Belgio per mantenere il controllo delle risorse minerarie del paese ed eventualmente smembrarlo appoggiando la secessione della provincia più ricca, il Katanga. La Francia per scongiurare qualsiasi soluzione che potesse peggiorare ulteriormente la sua posizione in Algeria. La Gran Bretagna per difendere a distanza i resti del suo impero in Africa centrale. Gli Stati Uniti per sventare il vero o presunto pericolo fatto presagire dalle tendenze radicali di Patrice Lumumba, primo presidente del Consiglio del Congo indipendente, che infatti si rivolgerà all'URSS per averne assistenza logistica quando il governo centrale si apprestò a reprimere le forze centrifughe. Mosca, dal canto suo, inseguì il progetto, probabilmente inattuale stando alle condizioni in cui si trovava all'epoca il suo apparato militare, di aggiungere l'Africa subsahariana al terreno in cui sfidare gli USA e l'Occidente. L'illusione di Dag Hammarskjold, il segretario generale dell'ONU, di far intervenire le Nazioni Unite con compiti mediatori in grado di osservare un minimo di imparzialità, tenendosi fuori dalle strettoie della guerra fredda, si rivelerà appunto un'illusione e l'ONU sarà trascinata di peso nella lizza finendo per scontentare un po' tutti. Sia Lumumba che Hammarskjold, i due protagonisti di maggior personalità nella prima fase della crisi, usciranno presto di scena: Lumumba ucciso vilmente dai suoi avversari interni con la complicità almeno di alcuni ufficiali belgi e Hammarskjold vittima di un misterioso incidente aereo nel corso di una delle sue frequenti ?navette? fra i contendenti per risolvere il conflitto. Data l'impostazione adottata e gli interessi di ricerca dell'autrice, è la dimensione ?internazionalistica' a predominare. Eppure la crisi e la guerra, al pari delle interferenze della grande politica, furono in ultima analisi la conseguenza del collasso dello Stato. Il Congo non fa eccezione rispetto alla costante in Africa rappresentata dal problema dello Stato postcoloniale: la sua preparazione, la selezione della classe dirigente, gli strumenti effettivi a disposizione del potere e quindi la legalità, l'ordine, i servizi prestati. Nessuno Stato può fare a meno di risorse e in Congo, come altrove in Africa, l'estrazione delle risorse rimase in gran parte fuori della portata dello Stato. Si capisce così perché la pur egregia analisi condotta da Maria Stella Rognoni non riesca sempre a cogliere, anche per le fonti utilizzate, i nodi essenziali che regolano la crisi. Ne è forse cosciente la stessa autrice se è vero che alla fine, dopo aver dato conto diffusamente e sapientemente di tutte le mosse e contromosse degli attori esterni, come conclusione delle conclusioni scrive che ?nel complesso, però, l'esito finale dipese soprattutto dalle condizioni locali? (p. 431).


Giampaolo Calchi Novati