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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Sorelle d'oltreoceano. Religiose italiane ed emigrazione negli Stati Uniti: una storia da scoprire

Maria Susanna Garroni (a cura di)

Roma, Carocci, 262 pp., euro 23,70 2008

Nel volume le religiose italiane negli Stati Uniti non sono descritte soltanto nella loro azione di assistenza o come parte di una soggettività femminile ancora da indagare, ma sono inserite nel più ampio contesto dei rapporti con la Chiesa cattolica e le Chiese americane, con le congregazioni in Italia e con altri ordini operanti negli Stati Uniti. Da tale analisi risulta che ? quando riuscirono a sottrarsi alle ingerenze delle case madri italiane, all'egemonia delle gerarchie ecclesiastiche americane e degli altri ordini religiosi maschili ? le suore si inserirono in modo costruttivo nei nuovi contesti e con la loro mediazione culturale contribuirono anche alla formazione di «identità-ponte». Questo testo, insomma, non fornisce una storia aggiuntiva ma ? come esplicita la curatrice in una densa introduzione che ricostruisce il percorso degli studi sul tema, le prospettive tuttora aperte, l'interdisciplinarietà dell'approccio dei saggi e le molteplici fonti istituzionali e autobiografiche utilizzate ? analizza l'ampia trama dei rapporti tra suore, gruppo etnico e società statunitense. Due profili d'insieme aprono il volume: Matteo Sanfilippo inquadra la politica del Vaticano nei confronti dell'emigrazione sottolineandone l'ecumenica attenzione per tutti i gruppi immigrati, mentre Grazia Loparco mostra come la «democratizzazione» degli ordini religiosi italiani, avvenuta nel corso del XIX secolo, fu la premessa per un'apertura agli interventi sociali. Gli altri studi esaminano l'operato delle religiose in differenti contesti urbani e nella frontiera rurale degli Stati Uniti. Se Peter D'Agostino ripercorre le difficoltà incontrate dalle religiose in questo paese attraverso il caso estremo dello scioglimento di un ordine operante a Boston tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, gli altri aa. sottolineano piuttosto l'incisività dell'azione di singoli ordini o personalità femminili. In certi casi, come per le due congregazioni esaminate nei saggi di Susanna Garroni e di Elisabetta Vezzosi, il successo fu favorito dalla proiezione transnazionale delle congregazioni e comportò la partecipazione all'assistenza sociale americana, la nascita di progetti di gestione e l'efficace azione per integrare gli italiani nei contesti urbani. In altri, come nell'esperienza descritta da Leonardo Buonomo attraverso il diario redatto da una suora tra il 1872 e il 1893, la pragmatica azione femminile contribuì alla formazione di una identità comunitaria perfino tra gli immigrati nell'Ovest rurale.Negli ultimi saggi risalta infine la peculiarità dell'esperienza italo-americana rispetto ad altre: la scarsa presenza di congregazioni italiane ? come segnala la ricerca di Marie Saccomando Coppola sul western New York ? non solo fu all'origine della minore vocazione religiosa degli italo-americani ma ? come traspare dalla riflessione di Caterina Ricciardi sulla suora irlandese che educò Don Delillo ? proprio per il numero ridotto di religiose, molti italiani non ebbero maestre del proprio paese, con negative ripercussioni sul rapporto con la cultura d'origine.


Paola Corti