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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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«La prima donna d'Italia». Cristina Trivulzio di Belgiojoso tra politica e giornalismo

Mariachiara Fugazza, Karoline Rörig (a cura di)

Milano, FrancoAngeli, 256 pp., Euro 30,00 2010

Ciascuno dei nove testi che compongono il volume mette a fuoco una delle dimensioni tra le quali si svolse la vita della Belgiojoso - giornalista, militante, viaggiatrice, filantropa, saggista, madre… Alcuni (Meriggi, Maldini Chiarito) sottolineano quanto abbia influito nel suo, per altro originalissimo, percorso di vita la provenienza da un'aristocrazia lombarda illuminista e poi romantica e anti-austriaca, che le trasmise la fede nel progresso e la pratica della conversazione colta, tanto quanto la passione per la libertà e il senso eroico di sfida individuale. Cristina inizia la sua vicenda di donna indipendente e nomade dopo la separazione dal marito (sposato per amore, a sedici anni). A Parigi, dove nel 1831 apre il suo celebre salotto, incontra amici come il generale Lafayette e François Mignet (suo compagno per alcuni anni), ma anche il sarcasmo e la diffidenza misogini che colpiscono le intellettuali del tempo (Rörig). La scrittura, unico spazio di ricomposizione di una vita frammentata, ha per lei innanzitutto valore di militanza patriottica, è volta a risvegliare coscienze e influenzare l'opinione pubblica (Vercesi, Albergoni). Nei primi anni '40, nelle sue terre di Locate, si impegna in una filantropia ispirata al riformismo sociale di Saint-Simon e Fourier (Proia), cui affianca studi impegnativi come quello sulle origini del dogma cattolico (Liermann). Intraprende la traduzione in francese della Scienza nuova di Vico, del quale condivide la visione progressista della storia. Il sogno di uno Stato unitario e monarchico, ma al tempo stesso democratico e capace di attrarre i repubblicani, caldeggiato nel 1848 sulle pagine del «Crociato», si scontra con la resa di Carlo Alberto, dopo la quale Cristina sarà a fianco dei repubblicani, organizzando l'assistenza ai feriti della Repubblica romana. Dopo aver riflettuto in alcuni scritti sul biennio rivoluzionario, soffermandosi anche sulle responsabilità militari della sconfitta (Fugazza), inizia un lungo periodo di viaggi: la Grecia, Costantinopoli, poi una remota località turca e un pellegrinaggio a Gerusalemme. Quando torna in Lombardia, è una donna fisicamente logorata, costretta a ritirarsi entro una cerchia di affetti familiari (la figlia Maria e i nipoti) e amici intimi. Ma non rinuncia alla scrittura, occupandosi di temi quali la condizione delle donne, lo stato attuale dell'Italia e la politica internazionale - argomento di tre saggi «della vecchiaia», scritti tra 1866 e 1869, cui rivolge le sue penetranti osservazioni Maldini Chiarito. Le riflessioni sulle donne devono molto all'esperienza orientale, alla conoscenza di donne che, prive di autonomia e d'istruzione, recuperano influenza e potere attraverso l'inganno e la seduzione. Sorprende il suo conformismo nel riaffermare il ruolo femminile tradizionale, proprio negli anni che vedono la nascita dell'emancipazionismo italiano. Attraverso una raccolta di disegni, miniature, foto e altri oggetti, conservati presso il castello di Masino, infine, Levi Momigliano ricostruisce il mondo di affetti di Cristina in una insolita prospettiva.


Laura Guidi