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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Galileo e il Vaticano. Storia della Pontificia Commissione di Studio sul Caso Galileo (1981-1992)

Mariano Artigas, Melchor Sánchez De Toca

Venezia, Marcianum Press, 250 pp., euro 22,00 (ed. or. Madrid, 2008) 2009

Pubblicato nell’anno dell’astronomia, il volume ricostruisce la storia della Commissione pontificia voluta da Giovanni Paolo II per riesaminare il caso Galilei. Gli aa. sono due sacerdoti cattolici. M. Antigas, esperto di Galileo, scomparso nel 2006, fu docente nelle università di Barcellona e Navarra. Sánchez De Toca è sottosegretario del Pontificio Consiglio della Cultura. La Commissione, in vita dal 1981 al 1992, era articolata in quattro sezioni, presiedute da figure ecclesiastiche qualificate: sezione culturale (mons. Poupard), esegetica (mons. C.M. Martini), questioni scientifiche (Carlos Chagas), questioni storiche e giuridiche (mons. Maccarrone). Nella ricostruzione gli aa. mettono a disposizione degli studiosi materiale d’archivio inedito che consente di valutare gli intenti del Vaticano sulla questione nello scorcio finale del XX secolo. Dal punto di vista della documentazione il materiale relativo alla Commissione è ora raccolto in un fondo speciale chiamato Fondo Commissione Galileo (FcG). Nel volume si evidenzia che la Commissione non aveva l’intento di «riabilitare» Galilei. Il cardinal Casaroli, segretario di Stato, nella lettera del 1 maggio 1981 inviata al card. Garrone (primo presidente della Commissione), scrisse: «Non di revisione di un processo si tratta o di riabilitazioni, ma di una serena riflessione, oggettivamente fondata, nell’odierna epoca storico-culturale». Dalla lettura del volume e dai documenti si comprende che la Commissione non si è mossa sulla base di un piano di lavoro determinato. Gli stessi aa. ammettono che i componenti erano carichi di altri impegni (si pensi al card. Martini, alla guida della più grande diocesi europea) e segnalano: «Non furono creati nuovi strumenti per facilitare il lavoro. Non esisteva una chiara meta da raggiungere» (p. 16). Inoltre: «nella Commissione del caso Galileo mancò quasi totalmente ogni coordinazione, di modo che risulta difficile parlare di gruppo di ricerca» (p. 18). Infine ammettono: «Forse, nel momento in cui venne dato il via al lavoro della Commissione, non si avvertì con sufficiente chiarezza quanto fosse complesso il problema» (p. 18). L’atto conclusivo, del 31 ottobre 1992, con i discorsi del papa e del cardinal Poupard, rappresenta per gli aa. più l’intento di conchiudere una fase che non la ricerca di una parola definitiva sulla questione. Precisano infatti che «i discorsi del cardinale Poupard e del Papa non contengono nessuna dichiarazione dottrinale e i giudizi storici che esprimono possono essere opinabili, anche per un cattolico» (p. 252). Gli aa. ricostruiscono, dunque, con materiale d’archivio contemporaneo, un punto di vista (quello vaticano) sull’evoluzione del rapporto tra fede e scienza, tornato prepotentemente al centro del dibattito negli ultimi anni. Inoltre nel volume si delinea lo sviluppo del caso Galileo come elemento paradigmatico all’interno di diversi orientamenti culturali, e, soprattutto, si analizzano opportunamente anche le prese di posizione critiche suscitate nel mondo scientifico dalle incerte conclusioni della Commissione.


Augusto D’Angelo