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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Movimenti collettivi nell'Europa di fine anni '60. Guida allo studio dei movimenti in Italia, Germania e Francia

Marica Tolomelli

Bologna, Patron, pp. 100, euro 8,00 2002

Nella ormai vasta ed eterogenea letteratura esistente sui movimenti sociali degli anni Sessanta e Settanta diversi sono gli approcci metodologici, le ipotesi di lettura, le proposte interpretative, nonché, in numero assai più ridotto, le ricostruzioni analitiche. Quello che certamente costituì un passaggio decisivo nella storia sociale e politica del Novecento europeo, sta conoscendo in Italia, ma ancor più oltr'Alpe, un fecondo e rinnovato interesse, del quale anche questo volume è ad un tempo espressione e strumento di conoscenza. Con l'intento di restituire i risultati di parte almeno di quegli studi e di sorreggerne ulteriori, l'autrice presenta una bibliografia di oltre 800 titoli, relativi alla letteratura in lingua italiana, tedesca, francese, e accorpati secondo una sommaria divisione tematica, e vi premette un lungo saggio introduttivo, in cui considera alcune delle questioni più rilevanti per chi voglia accostarsi al tema. Non si tratta, dunque, di una storia sintetica dei movimenti, né di una rassegna ragionata degli studi, quanto di uno sforzo di riflessione su alcuni significati di particolare rilievo. Per quanto ciò renda più labile il legame tra la bibliografia e il saggio introduttivo, quest'ultimo costituisce una sistemazione apprezzabile, anche per l'efficacia sintetica e la chiarezza di scrittura, anzitutto della letteratura sociologica, da cui mutua la definizione di movimento sociale quale attore collettivo composto da una rete informale di gruppi e di individui e intenzionato ad orientare il mutamento sociale. Su questa base si regge anche la distinzione tra il 1968 in senso proprio e la successiva ?stagione dei movimenti?, a carattere tematico, in primo luogo quelli femministi ed ecologisti. Del primo e dei secondi, l'autrice restituisce i tratti caratterizzanti, ripercorrendo simmetricamente la vicenda italiana, francese e tedesca, per coglierne le analogie di fondo, pur nelle specificità dei contesti nazionali. Parimenti, analogo appare il forte debito che, sul piano ideologico-politico, il '68 avrebbe con il pensiero critico, più o meno vicino alla tradizione marxista, sviluppatosi in seno alla ?nuova sinistra? nei tre paesi a partire alla metà degli anni Cinquanta. Ne scaturisce la conclusione, largamente condivisibile, che tratti comuni e qualificanti dei movimenti collettivi in tutta Europa furono la tensione verso una ridefinizione dell'ordine sociale, il carattere informale e reticolare dell'organizzazione, la pratica dell'azione diretta. Quel che resta in ombra in questa lettura attenta essenzialmente ed intenzionalmente al profilo politico della mobilitazione collettiva, è però ? oltre alla forte caratterizzazione internazionalista dei movimenti ? il nesso con le profonde trasformazioni che investirono la società europea in quel torno di tempo, dalla ?questione generazionale? alla massiccia estensione dell'istruzione superiore, dalla rivoluzione dei consumo e della cultura di massa, alla incombente crisi del mercato del lavoro fordista. Uno scenario ineludibile per lo storico che voglia comprendere i protagonisti dei movimenti collettivi degli anni Sessanta e Settanta, le loro radici e le loro domande.


Simone Neri Serneri