SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'Italie fasciste et la persécution des juifs

Marie-Anne Matard-Bonucci

Paris, Perrin, 599 pp., Euro 24,50 2007

È la prima volta che uno studioso francese pubblica un denso volume sulla storia della persecuzione antiebraica dell'Italia fascista. Speriamo che l'esempio venga seguito.Il libro è strutturato in varie parti; le principali sono intitolate «La genesi della decisione», «L'antisemitismo di Stato» e «La persecuzione nelle sue varie fasi». Quest'ultima contiene anche il capitolo concernente il periodo dell'occupazione tedesca e della RSI nei mesi del 1943-1945; esso impegna appena 29 pagine: a mio parere troppo poche, a fronte delle 400 precedenti dedicate alle premesse, al contesto e al quinquennio 1938-1943. Molti titoli di capitolo contengono un punto interrogativo e in generale la narrazione si pone spesso in modo aperto e problematico. Matard-Bonucci esplicita di avere per scopo non tanto quello di ripercorrere la storia completa degli avvenimenti, quanto quello di «interrogarsi sulla natura e sulla funzione dell'antisemitismo di Stato in un regime totalitario» (p. 10). A suo parere, la decisione fascista di perseguitare la generalità degli ebrei va datata al 1937 (pp. 121-23, 152-53), ebbe il carattere di «rottura» (p. 10), fu determinata essenzialmente da motivi e necessità congiunturali e strutturali concernenti la politica interna e specialmente la «vitalità» del fascismo stesso (pp. 10-11, 139, 150-51). L'a. sostiene che la nuova politica del regime mirava a «mobilisér les élites» e non «les masses» (p. 11).Di là dal consenso o dal dissenso su determinati punti (ad esempio, non concordo sulla datazione della svolta), pare più importante evidenziare che Matard-Bonucci introduce riflessioni e (ri)costruzioni talora del tutto nuove per il molto asfittico dibattito nostrale su 1938/fascismo/antisemitismo. Ad esempio, occorre riconoscere che la sua considerazione sulle élites e sulle masse, pur se ancora da vagliare con attenzione, risolve il quesito di molti di noi sul perché la propaganda antisemita sui giornali, una volta varate le leggi, abbia cessato di essere «massiva», e sul perché cinegiornali, film, manifesti e trasmissioni radio siano stati utilizzati da Roma meno che da altre capitali europee antisemite.I numerosi paragoni con la vicenda francese sono utili e interessanti. Riguardo allo sterminio, il libro mette in luce un dato assai rilevante: gli ebrei «nazionali» (ossia cittadini dello Stato) furono vittima della deportazione molto più in Italia (quasi due terzi del totale) che in Francia (un terzo); ciò per via delle differenze esistenti tra gli antisemiti e gli antisemitismi «nazionali» (p. 423). Dispiace invece che il dato numerico degli ebrei uccisi nella penisola o in deportazione (p. 432) non tenga conto della segnalazione di Liliana Picciotto di quasi un migliaio di vittime «non identificate».Le fonti archivistiche dichiarate sono estese e variegate. Anche la memorialistica consultata è abbondante.


Michele Sarfatti