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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Giustizia e libertà in Italia. Storia di una cospirazione antifascista 1929-1937

Mario Giovana

Torino, Bollati Boringhieri, pp. X-533, euro 35,00 2005

Il volume è dedicato alle vicende di Giustizia e libertà in Italia subito dopo la fondazione del movimento, avvenuta a Parigi nell'autunno del 1929 a opera di Carlo Rosselli e di altri esuli antifascisti. L'autore ripercorre tutte le principali tappe dalla fuga di Rosselli, Emilio Lussu e Fausto Nitti dal confino di Lipari nell'estate del 1929 fino all'assassinio dei fratelli Rosselli, il 9 giugno 1937. Tra questi due eventi, si svolge la vicenda di piccoli gruppi di ?borghesi anomali? (p. 507) che dettero vita a un movimento antifascista, duramente critico dei partiti tradizionali, perché questi non avevano saputo combattere il fascismo. GL sentì come proprio compito quello di sfidare il fascismo, riaprendo cioè il capitolo della cospirazione in Italia, nel momento in cui il resto delle forze antifasciste era oramai ridotto in carcere, al confino e in esilio. L'autore ha inteso colmare una lacuna nella storiografia italiana, la quale non aveva prodotto fino ad adesso un lavoro d'insieme mirato a ricostruire nel dettaglio la formazione e il funzionamento delle reti gielliste nell'Italia fascista, nonché l'opera di sorveglianza, infiltrazione e smantellamento delle stesse, operato dal regime mussoliniano. Consapevole che un lavoro come questo non possa essere considerato uno ?studio definitivo? (nota introduttiva, p. IX), l'autore ha comunque il merito di aver compiuto uno scavo in profondità delle fonti di polizia e degli organismi repressivi del regime, non tralasciando di utilizzare l'esistente produzione a carattere memorialistico. Il volume racconta una storia che si incentra essenzialmente su due gruppi di protagonisti: da un lato, si narrano i tentativi dell'antifascismo giellista di allargare le basi della cospirazione attraverso attività che variavano dalla diffusione di manifesti e scritti, anche con mezzi spettacolari, fino alla preparazione di azioni mirate a rompere, anche con la violenza, il quadro della ?legalità? fascista; dall'altro, viene ricostruito il rapido perfezionamento dei dispositivi repressivi del regime che (a partire dal ?processo degli intellettuali? nel novembre 1930 fino al processo istruito contro Leone Ginzburg nel 1934) rispose colpo su colpo al dissenso giellista. Questo andamento narrativo getta luce sulla scarsa efficacia dei tentativi dell'antifascismo non comunista di fronte alla polizia di Arturo Bocchini, capace di controllare e quindi di stroncare, ogni qualvolta lo ritenesse opportuno, i movimenti di opposizione. Il lavoro lascia tuttavia in ombra alcune questioni che invece avrebbero richiesto una sistemazione più adeguata. Non si dà conto, per dirne una, attraverso quali strade un movimento come quello giellista, che intendeva originariamente contestare ai comunisti il tentativo di monopolizzare l'antifascismo e allo stesso tempo togliere al fascismo l'esclusività dell'anticomunismo, abbia virato a un certo punto della sua storia verso posizioni marcatamente anticapitaliste e di sinistra radicale. Questa e altre questioni rimangono ai margini della narrazione, mentre al centro campeggia l'immagine tradizionale delle minoranze eroiche in lotta contro la tirannia fascista.


Luca Polese Remaggi