SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Verso la svolta delle alleanze. La politica estera dell'Italia ai primi del Novecento

Marta Petricioli (a cura di)

Venezia, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, pp. 188, euro 35,00 2004

La pubblicazione di atti di convegno si risolve non di rado nell'occasione per precisare l'agenda di studio sull'argomento cui sono dedicati. È quindi rassicurante constatare come il volume che raccoglie le relazioni della quarta giornata di studio ?Luigi Luzzatti? mantenga ciò che il titolo promette. Si tratta di un agile Baedeker della politica internazionale italiana fra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, cioè nel pieno della transizione tra il sistema bismarkiano e il policentrismo precursore della Grande Guerra. In questo scenario viene delineata una mappa delle azioni italiane nella costruzione di un sistema di alleanze adeguato a soddisfare la tardiva scoperta dell'imperialismo. Il saggio di apertura, affidato a Ennio Di Nolfo, indicando le tappe della costruzione del nuovo equilibrio continentale, chiarisce come l'Italia seppe forgiare sulla ragion di Stato il suo posto fra le potenze europee. Fra i meriti di questo studio il ridimensionamento della categoria interpretativa dei ?giri di valzer? con cui la storia diplomatica ha spesso minimizzato l'iniziativa italiana. Conclusioni da cui prende le mosse Daniel Grange, che affronta un argomento decisivo delle relazioni internazionali dell'Italia del periodo: l'alleanza con la Francia. Grange spiega come le ambizioni dei due paesi sul Nord Africa giustifichino solo in parte gli alterni umori nei loro rapporti, che meglio si interpretano se inquadrati nel problema del controllo del Mediterraneo, nel quale l'Italia era pronta ad assumere una posizione dominante. Nel terzo saggio Giorgio Petracchi esamina il tema dell'esterofilia, limitandolo a due paesi cui l'opinione pubblica guardò con interesse: Giappone e Russia. La sensibilità della stampa nel veicolare i sentimenti di nippofilia e russofobia dimostra come l'incerta coscienza nazionale guardasse la vittoria di un piccolo paese contro il campione dell'autocrazia come l'opportunità italiana per conquistare un ruolo apprezzabile nello scenario internazionale. Il volume prosegue con il contributo di Marta Petricioli sulla politica culturale italiana nel bacino del Mediterraneo. Letta oggi, una traccia di questo tipo fa notare le potenzialità che la diffusione culturale può avere per un paese di scarsa capacità militare. Così, in un momento in cui gli interessi mediterranei sono il perno attorno al quale ruota l'elaborazione della politica estera, è facile immaginare quale risultato in termini di prestigio potesse riservare la creazione di un Istituto italiano di studi orientali al Cairo. L'intervento di Fabio Grassi Orsini, poi, analizza in maniera accurata il reclutamento del personale diplomatico, indagando i temi di concorso, le commissioni e la provenienza sociale dei diplomatici nel momento in cui alle carriere internazionali ebbero accesso nuove categorie provenienti non più solo dall'aristocrazia del Regno di Sardegna. La raccolta si chiude con il lavoro di Peter Hertner sulle relazioni economiche italo-tedesche. Il contesto valutativo costruito da Hertner si giova di una solida ricerca archivistica che integra molti dei risultati cui era giunto Richard Webster nel suo lavoro sull'imperialismo industriale italiano.


Mauro Campus