SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Da Berlino a Samarcanda: città in transizione

Marzia Marchi, Carla Tonini (a cura di)

Roma, Carocci, 253 pp., euro 26,40 2009

Nel giro di una cinquantina di anni le città dell’Europa orientale hanno attraversato due periodi di profondo sconvolgimento. Il primo di questi è stato quello delle distruzioni della guerra, della ricostruzione e di una trasformazione influenzata dal modello sovietico degli anni dello stalinismo. Il secondo periodo è quello successivo al crollo del regime, caratterizzato dalla crisi e ristrutturazione dell’industria, dalle privatizzazioni, da forti movimenti migratori e dalla ripresa di rapporti con l’Europa occidentale.In questo libro l’attenzione è indirizzata principalmente, ma non esclusivamente, al dopoguerra; le città in esame sono varie, anche se con una decisa prevalenza di quelle polacche e in particolare di Varsavia. Il tema centrale è il rapporto tra costruzione urbana e costruzione sociale.L’influenza sovietica nel dopoguerra si riflette in edifici imponenti che rimandano a quelli costruiti a Mosca: sono le piramidi staliniane che sfidano il cielo e il futuro, esaltano la nuova classe dirigente di origini proletarie e gli operai quali nuovi eroi, e sottolineano il ruolo centrale delle istituzioni e del Partito. La sfida verso il futuro di quegli anni si vede in edifici come il Palazzo della Cultura e della Scienza di Varsavia o gli edifici della Stalinallee di Berlino. Il saggio iniziale di Marzia Marchi, che offre un quadro comparativo tra diverse città incentrato soprattutto sul periodo stalinista, il saggio di Pier Paola Penzo su Berlino e quelli di Alfredo Boscolo, di Carla Tonini e di David Crowley su Varsavia ricostruiscono da varie angolature e con diverse attenzioni la trasformazione di quegli anni.Segue un saggio molto efficace riguardante una località turistica di montagna in Polonia, Zakopane. Ne è autore Jerzy Kochanowski, che indaga sull’intreccio tra affari privati e beni pubblici in questa cittadina dello svago. L’iniziativa privata, si afferma, risulta corruttrice degli apparati dello Stato ed è incontrollabile anche quando maturano dall’alto propositi di moralizzazione e di ritorno all’ordine. Non siamo più nel dopoguerra e qui il carattere fittizio del controllo di Stato anticipa il crollo del regime.Poi ci si sposta a Cluj in Transilvania con il bel saggio di Stefano Bottoni. La questione è la vita parallela degli abitanti ungheresi e dei romeni, e il prevalere dei secondi nella vita della città. L’analisi del rapporto tra le due comunità, dal dopoguerra a dopo il crollo del regime, condotta con attenzione all’uso degli spazi urbani e alla tipologia degli edifici, ci conduce alle vicende di un quartiere abitato da ungheresi e destinato a scomparire. Conclude il libro Igor Jelen che descrive a grandi tratti i cambiamenti avvenuti dai tempi dello zarismo ad oggi nei vasti territori della periferia russa, dalla Siberia all’Asia centrale. Si intravedono steppe e città sulla via della seta, ma purtroppo non ci si ferma da nessuna parte.Nel complesso Da Berlino a Samarcanda offre un approccio fecondo e riuscite esemplificazioni. È un terreno di ricerca importante e da coltivare.


Marco Buttino