SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Gheddafi. I volti del potere

Massimiliano Cricco, Federico Cresti

Roma, Carocci, 149 pp., Euro 12,00 2011

Non stupisce certo che nel corso dell'ultimo anno siano stati pubblicati, soltanto in Italia, cinque testi incentrati sulla figura del leader libico Muammar Gheddafi, ormai uscito definitivamente di scena. Scritti sull'onda degli eventi tragici che hanno attraversato la Libia a partire dal 17 febbraio 2011, alcuni di questi volumi sono opera di autori che hanno ben poca dimestichezza con le vicende del paese nordafricano. Non è sicuramente questo il caso del volume di Massimiliano Cricco e Federico Cresti, autori di diversi studi sulla storia della Libia incentrati per lo più e rispettivamente sulla politica estera libica e sulla vicenda coloniale. Nel risvolto di copertina si legge che il volume intende ripercorrere la vicenda di Gheddafi, con un focus sugli interessi economici che hanno legato la Libia all'Italia. In alcune parti del saggio tuttavia non sono Gheddafi o la Libia il centro dell'analisi, ma piuttosto l'Occidente di fronte alla politica di Gheddafi. Il secondo capitolo, in particolare, destinato alla disamina dei primi anni della rivoluzione gheddafiana, non è la presentazione della politica del leader arabo ma piuttosto la sintesi della politica occidentale - e dei rispettivi cartelli petroliferi - in risposta alle scelte libiche. Ideologia e politica gheddafiana tornano in primo piano nel terzo capitolo, in particolare nelle parti dedicate al Libro verde e nella disamina dello scontro con gli ‘ulamae con le fazioni islamiste radicali; ma è ancora la politica americana verso la Libia, piuttosto che le basi ideologiche e politiche anti-imperialiste del colonnello, l'oggetto delle parti successive del capitolo. L'ultimo capitolo, infine, è dedicato alla ripresa delle relazioni diplomatiche del regime libico e agli sviluppi pan-africanisti della politica estera della Jamahiriyya. Per la comprensione del processo storico che ha portato allo scontro con l'Italia per il passato coloniale, sarebbe stato auspicabile una maggiore attenzione al complesso intreccio di fattori interni ed internazionali che hanno determinato la centralità del Jihad nella «rivoluzione culturale» libica. Una dialettica interna al regime in questo come in altri aspetti della politica interna libica vi è sempre stata e merita di essere adeguatamente messa in luce.La preponderanza, nel volume, della prospettiva occidentale è in buona parte frutto delle fonti adoperate, ossia la documentazione archivistica americana, britannica e italiana. Un'ampia storiografia, per lo più inglese e statunitense, consente oggi di avere un quadro abbastanza dettagliato della politica di Gheddafi ed ha evidenziato come le apparenti incongruenze o idiosincrasie della politica e della ideologia del leader della Jamahiriyyadebbano essere valutate in primo luogo alla luce del contesto storico libico. Nel complesso, in Italia vi è la necessità di approfondire il percorso politico di Gheddafi e delle vicende del regime, attraverso analisi, per quanto di sintesi o di carattere divulgativo, che siano centrate in primo luogo sulle dinamiche sociali, storiche e politiche del paese nordafricano.


Francesca Di Pasquale