SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Anglo-Italian Relations in the Middle East, 1922-1940

Massimiliano Fiore

London, Ashgate, 229 pp., £ 65,00 2010

La tesi principale del volume è dimostrare come già nella seconda metà degli anni '20 - diversamente da quanto sostenuto dalla precedente storiografia, concentratasi «quasi esclusivamente sull'Europa» (p. 6) - le relazioni tra Gran Bretagna e Italia fossero piuttosto tese a causa dei contrasti esistenti in Medio Oriente, sebbene solo a partire dal 1935 «il carattere aggressivo dell'antagonismo di Mussolini nei confronti della Gran Bretagna divenne più accentuato» (p. 5).Due sono gli elementi poco convincenti di tale impostazione. Il primo è che già alcuni studi dedicati alla politica estera fascista in Medio Oriente hanno messo in luce come negli anni '20 fosse in atto una crisi nei rapporti anglo-italiani. Basti solo pensare a R. Quartararo, peraltro più volte citata dall'a., che scriveva: «Dietro la facciata della ben nota partnership nel quadro europeo, c'era un grave stato di tensione tra l'Italia e la Gran Bretagna nel Mar Rosso» (L'Italia e lo Yemen. Uno studio sulla politica di espansione italiana nel Mar Rosso, 1923-1937, «Storia Contemporanea», 1979, p. 820).Il secondo è che, salvo alcune pagine dedicate agli anni '20 (l'appoggio alle rivendicazioni dello Yemen sul protettorato britannico di Aden e il sostegno alla marina militare persiana), il volume si concentra principalmente sugli eventi successivi alla guerra di Etiopia: dalla propaganda anti-britannica di Radio Bari, al sostegno all'aviazione irachena, alla penetrazione economico-militare in Arabia Saudita, al finanziamento al Gran Muftì di Gerusalemme e, tramite lui, al nazionalismo arabo palestinese. In tutti questi episodi, l'a. mette in luce come - sebbene funzionari in loco, come il governatore dell'Eritrea Jacopo Gasparini, e diplomatici di carriera, come il console a Gerusalemme Mariano de Angelis, invitassero il duce ad intraprendere una politica più aggressiva nei confronti degli interessi inglesi in Medio Oriente - fu proprio Mussolini a frenare. Tanto in Yemen nel 1927 (durante la guerra santa lanciata dal re contro gli inglesi), quanto in Palestina nel 1938 (al culmine della rivolta araba), allorché si accorse che un ulteriore coinvolgimento diretto avrebbe potuto portare ad uno scontro con Londra, il duce ritirò il proprio appoggio alle forze anti-britanniche. L'a. pertanto si pone in linea con quanto già sostenuto dalla storiografia esistente (che pure contesta) per la quale, nel corso degli anni '20 e '30, Mussolini non aveva alcun interesse a giungere ad uno scontro armato con la Gran Bretagna, consapevole che sarebbe stato fatale all'Italia.Il volume rappresenta pertanto una buona sintesi delle relazioni tra Italia e Gran Bretagna in Medio Oriente, fa il punto della cospicua storiografia esistente (pur mancando alcuni riferimenti importanti, su tutti Oltremare di Labanca), introduce - grazie a un profondo scavo archivistico - una serie di informazioni nuove, per esempio su Radio Bari e la contro-propaganda britannica (sebbene un'analisi dei documenti francesi - del tutto assente - avrebbe certamente allargato gli orizzonti), ma non riesce - come pure l'a. ripetutamente sostiene - nel suo intento di presentare una tesi realmente innovativa.


Arturo Marzano