SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La «questione jugoslava» nella politica estera dell’Italia repubblicana (1945-1999),

Massimo Bucarelli

Roma, Aracne, 144 pp., euro 10,00 2008

Lo studio delle relazioni fra Italia e Jugoslavia è stato uno dei filoni di ricerca più fortunati nel nostro paese, anche perché ha offerto opportunità di studio a settori disciplinari non necessariamente attinenti a quelli d’area, fra cui la storia delle relazioni internazionali e la storia politica. Non sempre l’interazione fra le varie discipline ha prodotto i risultati sperati: a volte un maggiore quadro introspettivo della «complessità jugoslava» avrebbe potuto offrire un migliore spunto d’analisi del punto di vista jugoslavo.L’agile volume di Bucarelli ha il pregio di voler proporre una sintesi della politica estera italiana verso la Jugoslavia dal 1945 al 1999. L’a. ha suddiviso il suo lavoro in tre momenti che ben definiscono le tre fasi principali delle relazioni fra i due paesi: il periodo che va dal dopoguerra agli anni ’60; gli anni ’70 e ’80 e gli anni ’90.Il primo capitolo è dedicato alla difficile situazione post-bellica. In questa parte, l’a. ricostruisce, attraverso l’abbondante storiografia italiana, l’evoluzione delle relazioni italo-jugoslave, dalla questione di Trieste alle tensioni generate dalla guerra fredda, concentrandosi sull’atteggiamento di Roma, stretto fra realismo politico e considerazioni interne.Il secondo capitolo, certamente il più originale del volume, ruota attorno alla figura di Aldo Moro, espressione della volontà politica italiana di consolidare i rapporti fra i due paesi con gli Accordi di Osimo e l’avvio di una fase di «amicizia» rappresentata anche dalla definizione della Comunità Alpe Adria. Questa parte rappresenta il cuore della ricerca, grazie alla consultazione delle carte di Aldo Moro conservate presso gli archivi di Stato e quelle private dell’ambasciatore Ottone Mattei, diplomatico attivo nella definizione degli Accordi di Osimo.Il terzo capitolo analizza, attraverso gli scritti dei protagonisti della politica e della diplomazia italiana, il punto di vista italiano di fronte alla dissoluzione della Jugoslavia federale. È questa la parte più debole del volume, non tanto per la parzialità delle fonti italiane, quanto per la mancanza di lucidità nell’analisi del contesto jugoslavo. L’analisi della crisi Jugoslava risente, infatti, di un uso particolarmente limitato della straordinaria letteratura oggi presente. Sicché l’uso delle fonti italiane non trova rispondenza nella descrizione del contesto jugoslavo e perde di efficacia in una descrizione quasi banale degli anni ’90. Resta poi da comprendere perché l’a. abbia scelto come momento di chiusura dell’esperienza delle relazioni italo-jugoslave il 1999, visto che ufficialmente la Jugoslavia, sebbene come erede della federazione precedente, abbia cessato di esistere solo nel 2003 con la ridenominazione della Federazione jugoslava in Federazione della Serbia e del Montenegro. Le conclusioni, pertanto, scivolano via in maniera piuttosto affrettata e lasciano il sapore di un’occasione perduta per permettere al volume d’inserirsi a pieno titolo nel dibattito scientifico sul tema delle relazioni tra Italia e Jugoslavia.


Francesco Privitera