SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La Lombardia cooperativa. La Lega Nazionale Cooperative e Mutue nel secondo dopoguerra

Mattia Granata

Prefazione di Giulio Sapelli, Milano, Franco Angeli, pp. 240, euro 19,00 2002

Dai primi studi sistematici, avviati da meno di un trentennio con i lavori curati da Maurizio Degl'Innocenti, Giulio Sapelli, Walter Briganti, Luciano Trezzi, la storia del movimento cooperativo ha assunto un crescente rilievo anche per la capacità di collocarsi tra i diversi generi storiografici che hanno caratterizzato lo sviluppo degli studi contemporanei. Il libro di Granata, dedicato ad un'importante esperienza organizzativa, la Lega delle Cooperative e Mutue in Lombardia, si colloca in quel percorso, ricostruendo una vicenda che sta tra la dimensione nazionale e la dimensione territoriale. Come nei casi studiati a cura di Angelo Varni, della cooperazione in Emilia, o da Antonio Casali, per la cooperazione in Toscana e in altre aree, l'oggetto di questo studio travalica, per la particolare ricchezza produttiva, politica ed economica cui si lega l'organizzazione, l'ambito territoriale, e l'autore l'affronta proponendosi di fornire le coordinate del sistema cooperativo italiano fino dal periodo fascista. La scelta di questa periodizzazione esclude forse un'interessante direzione di ricerca nel lungo periodo, particolarmente utile per un'area come quella lombarda, ma ha comunque un significato interessante per la discussione intorno al fascismo ed alla costruzione del regime di massa. A questo Granata fa riferimento in apertura del suo lavoro, con giusto richiamo allo stato degli studi, ed egli stesso si sofferma sui risultati organizzativi di quel periodo e sull'uso delle cooperative da parte del regime, prima di esaminare, viceversa, l'intreccio tra l'insieme del fenomeno cooperativo e il rilancio dell'antifascismo, punto di partenza per giungere a definire i caratteri del rapporto con la politica dei partiti. "Minorità" definisce l'autore il primo periodo della cooperazione del dopoguerra, in riferimento proprio ad un rapporto tra cooperazione e politica difficile e fortemente condizionato a sfavore del primo termine, da cui muovere per rintracciare l'intricato sistema di relazioni con il sistema istituzionale e amministrativo territoriale e nazionale che faceva da sfondo e veicolo della dipendenza, ma anche da humus per il costituirsi cooperativo. In questa chiave, Granata disegna il farsi del coordinamento cooperativo, e ricostruisce la formazione delle strutture dei loro quadri dirigenti, periodizzando ulteriormente all'interno della "minorità" lombarda, le fasi del disinteresse dei partiti di sinistra per la cooperazione, dalla Liberazione al 1947, del disinteresse attivo, da allora fino al 1950 circa, dell'interesse relativo, fino al 1962, comprendente gli anni di avvio alla maturità del movimento cooperativo. Al di là delle definizioni teoriche dei periodi indicati, sempre sottoposte alla soggettività dei parametri interpretativi, il libro analizza con profonda attenzione il dibattito delle componenti politiche in relazione allo sviluppo di una democrazia di massa, definendo così una crescita sociale e politica complessiva, non priva di contraddizioni, ma sicuramente feconda.


Fabio Bertini