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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Riformisti e rivoluzionari. La Camera del lavoro di Milano dalle origini alla Grande guerra

Maurizio Antonioli, Jorge Torre Santos

Milano, FrancoAngeli, 298 pp., euro 23,00 2006

È nelle sale della Camera del lavoro di via Crocifisso, a Milano, che la Confederazione generale del lavoro vedeva la luce nell'autunno del 1906: sembra dunque appropriato che questo studio sui primi anni dell'organizzazione sindacale milanese esca proprio durante le celebrazioni per il centenario della CGIL (non sappiamo peraltro se la coincidenza sia voluta, perché la pubblicazione manca di una nota introduttiva, né alcuna notizia viene data al lettore circa il progetto complessivo ? cinque volumi, di cui questo è il primo ? della Storia della Camera del lavoro di Milano curata da Ivano Granata e Roberto Romano). Gli eventi milanesi, d'altra parte, hanno spesso scandito la vicenda del movimento operaio nazionale: il capoluogo lombardo fu la prima città italiana a progettare, fin dal 1888, una rappresentanza unitaria dei lavoratori salariati, sul modello delle Bourses du travail francesi; nel settembre 1891 nasceva così la Camera del lavoro che però, al momento di aprire i battenti, non poteva fregiarsi del titolo di prima in Italia, perché anticipata sul filo di lana da quella di Piacenza; Milano rimaneva comunque il modello indiscusso per tutte le altre Camere, sorte per la penisola negli anni successivi. E ancora: milanesi furono le cannonate con cui Bava Beccaris annunciava l'ondata repressiva che a fine secolo avrebbe travolto i sodalizi operai, milanese nel 1904 la regia del primo sciopero generale nazionale, milanese il già citato congresso fondativo della CGdL.A cui, peraltro, sono qui dedicate solo poche righe: quanto basta comunque per ricordarci che questa non è storia locale come le altre. Studiosi del movimento sindacale, i due autori (rispettivamente docente e assegnista di Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze politiche dell'Università degli studi di Milano) scelgono per la loro ricostruzione un taglio classico: le vicende istituzionali, gli aspetti tecnico-organizzativi, il ruolo delle principali categorie operaie, la cronaca delle vertenze più significative sono approfonditi con frequente ricorso a citazioni dalla stampa dell'epoca e dagli archivi sindacali. L'attenzione è, in particolare, concentrata sul dibattito politico-teorico e sui contrasti interni all'organizzazione, dalle divisioni ottocentesche tra anarchici, socialisti e operaisti fino alla grande polemica tra le due tendenze socialiste d'età giolittiana, che dà il titolo al volume. In ombra rimane semmai, in queste pagine, il ruolo sociale, culturale e simbolico che ? al di là delle semplici funzioni sindacali o del confronto con le dirigenze politiche ? le Camere del lavoro giocarono nell'Italia urbana di inizio Novecento come luoghi fondamentali della sociabilità operaia e della costruzione di identità collettive, insomma porta d'accesso alla vita pubblica per le classi popolari. Ma è, forse, proprio l'ampia bibliografia già esistente sul caso milanese a permettere agli autori di scegliere liberamente la propria prospettiva, senza quell'esigenza enciclopedica che assilla i «biografi» di cento altre Camere del lavoro italiane,meno centrali e meno studiate.


Giovanni Sbordone