SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La storia contemporanea attraverso le riviste,

Maurizio Ridolfi (a cura di)

Soveria Mannelli, Rubbettino, 227 pp., euro 12,00 2008

Gli otto saggi contenuti nel volume, che raccoglie gli atti di una giornata di studio patrocinata dalla Sissco, affrontano il tema oggetto dell’incontro da vari punti di vista. Il profilo storico proposto da Bonini (pp. 13-28) ripercorre la vicenda delle riviste italiane nel loro rapporto con la recente storia politico-culturale del paese e con la disarticolazione dei paradigmi storiografici, accennando agli spostamenti in atto sul terreno della committenza, e del sostegno alle riviste. Il saggio conclusivo, di Spagnolo (pp. 195-211), tocca vari aspetti legati al fenomeno delle riviste elettroniche, e dell’accresciuta possibilità di informazione storica via web, da quelli della stabilità e della «trasmigrazione» tecnologica (p. 202), alla nascita di diversi tipi di comunità di utenti negli spazi della comunicazione storica in rete, con possibilità di contaminazioni rispetto ai modelli consolidati di quella cartacea.Gli altri sei articoli guardano alle relazioni con diverse aree storiografiche - britannica, tedesca, spagnola, est- euro pea, francese, nordamericana -, considerandole sia su un piano di reciprocità, sia in modo unidirezionale: la storia e gli storici italiani nelle riviste inglesi, la circolazione di temi di storia dell’ euro pa orientale nelle riviste italiane dopo il 1989. Le periodizzazioni adottate per gli spogli, inoltre, non coincidono del tutto. Dall’esame emergono un quadro informativo di notevole utilità (schede sulle singole riviste comprensive dei collaboratori, che documentano quindi anche reti nazionali ed internazionali; dettagliati elenchi di contributi di ricerca; qualche asserzione da emendare alle pp. 13-15), e varie sollecitazioni relative ad alcuni problemi generali. Il rapporto è asimmetrico. L’Italia è spesso al margine della comparazione internazionale; del resto, per lunga tradizione gli storici italiani sono più ricettivi nei confronti di altre storiografie nazionali - e ne maneggiano, almeno come uso passivo, le lingue - di quanto non avvenga nei confronti dell’Italia, con la parziale eccezione della Spagna. Il fatto che l’interesse per la storia italiana all’estero si concentri sul fascismo in fondo non stupisce; le cose vanno almeno in parte diversamente dove uno specifico supporto istituzionale, come nel caso dei rapporti italo-tedeschi, sostiene il confronto intellettuale - e purtroppo questo aspetto, delle riviste di istituti di ricerca stranieri in Italia, non è stato preso in considerazione nel saggio sulla Francia, nel quale l’analisi è più orientata in senso «bibliometrico» -. Esiste, per le riviste italiane, un problema di adeguamento agli standards formali delle comunità scientifiche dominanti; esiste, di fronte all’ipertrofia dei «discorsi» storici nella sfera pubblica italiana, quella che il curatore del volume segnala giustamente come la difficoltà delle riviste accademiche di storia di «accreditare e mettere in circolazione tesi interpretative capaci di concorrere alla costruzione del senso comune» (p. 10).


Mauro Moretti