SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Resistere, ricominciare. La comunità di Bazzano dal fascismo alla ricostruzione

Mauro Maggiorani, Matteo Mezzadri, Vincenzo Sardone

Bologna, Edizioni Aspasia, pp. 353, euro 15,00 2003

Una storia che scende in profondità nelle vicende di una piccola comunità del bolognese dal primo dopoguerra agli anni Cinquanta. Uno sguardo ravvicinato che ricostruisce con efficacia, seppure scontando un'impostazione un po' consueta, l'intreccio tra specificità locali e grandi temi della storia nazionale: l'affermazione del fascismo, l'antifascismo e la Resistenza, la ricostruzione democratica. Il libro, pubblicato nella collana dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nella provincia di Bologna ?Luciano Bergonzini?, è organizzato in tre saggi e in un'interessante appendice fotografica e documentaria. Il saggio introduttivo di Mauro Maggiorani esamina la politica amministrativa del Comune socialista e il sistema del consenso prodotto dal municipalismo riformista. Le tensioni del primo dopoguerra chiudono quell'esperienza aprendo la strada ad un fascismo che, come in tante altre realtà rurali o di piccoli centri emiliani, non ha un sostegno radicato sul territorio. Come poi il regime riesca a consolidare il suo potere resta un problema aperto, e non solo per Bazzano. A conferma di ciò viene il lavoro di Vincenzo Sardone. Non solo il fascismo vince grazie alle squadre d'azione provenienti da Bologna, ma anche negli anni del consenso ? o meglio, utilizzando le parole di Paul Corner, dell'?adattamento? ? la distanza della comunità locale dai riti e dai valori del regime appare sostanziale. Così, la partecipazione alla lotta di Liberazione è poi ampia e si intreccia con le lotte di cui sono protagonisti gli operai delle fabbriche bolognesi, la Ducati in particolare, trasferite in periferia per sfuggire ai bombardamenti. Infine, il saggio di Matteo Mezzadri affronta gli anni della ricostruzione economica e della conflittualità sociale, senza evitare di soffermarsi anche sulle violenze del dopoguerra. Qui lo schema è quello adottato da Mirco Dondi della ?lunga Liberazione?: una violenza insurrezionale, cui segue una fase di inerzia e che si conclude con una violenza residuale di classe. La conclusione è una valorizzazione del ruolo di contenimento dei partiti antifascisti, e dei comunisti locali in primo luogo, della violenza postbellica a conferma che allo stato attuale degli studi il solo caso di coinvolgimento diretto di dirigenti del PCI negli omicidi del dopoguerra resta quello di Reggio Emilia.


Lorenzo Bertucelli