SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Utopia e tirannide. Scavi nell'archivio Halévy

Michele Battini

Torino, Bollati Boringhieri, 301 pp., Euro 26,00 2011

Nel suo nocciolo storico forte il libro di Michele Battini è anzitutto un'indagine sui criteri di edizione della Storia del socialismo europeo di ÉlieHalévy. Com'è noto lo storico francese non scrisse mai quella storia del socialismo che era nei suoi disegni e su cui teneva ad anni alterni il corso alla Ecole libre de sciencespolitiques. A parere di Battini l'edizione postuma curata da un gruppo di allievi semplifica eccessivamente la linea interpretativa fissata da Halévy, rendendola unilaterale, soprattutto appiattendo troppo il giudizio su Marx rispetto ad altri teorici socialisti, in primo luogo Saint-Simon. Pur apprezzando lo scrupolo filologico che Battini mette nella sua dimostrazione, a nostro sommesso parere le scelte dei curatori dell'opera postuma non vanno considerate tanto una deliberata manomissione a fini ideologici, ma piuttosto un tentativo di presentare in forma leggibile gli appunti Halévy. Appunti che si stratificano nell'arco di alcuni decenni e che, nel 1937, al momento della repentina scomparsa dello storico francese, non avevano ancora una forma definitiva. Per capire come, dato lo stato del materiale disponibile, le oscillazioni siano quasi inevitabili basta por mente al fatto che le due edizioni dell'opera pubblicate la prima nel 1948 e la seconda nel 1974 seguono criteri in parte diversi. Il fatto è che allo stesso Halévy la vicenda del socialismo si presentava come non agevolmente decifrabile nei molti filoni che in essa confluivano e nei molti rivoli in cui si disperdeva allargandosi in direzioni divergenti. Peraltro, e passiamo qui a considerare le opinioni politiche di Halévy, anche la simpatia che egli sembra manifestare per il socialismo fabiano o gildista, più che una definita opzione ideologica è un sottoprodotto, per così dire, della sua ammirazione per la società inglese e degli anticorpi antirivoluzionari che essa sapeva produrre, senza restare prigioniera di contrapposizioni ideologiche.Il lavoro di Battini non si esaurisce in una esegesi filologica né in una disamina ideologica dell'interpretazione del socialismo data da Halévy, ma spesso si allarga a una esposizione diretta di alcune fasi della teoria e della pratica del socialismo, così avviene per Saint-Simon e per Comte, così per alcune fasi della rivoluzione bolscevica. La ricostruzione incrocia poi un altro aspetto, cioè la lettura dei regimi totalitari che Halévy aveva abbozzato in una conferenza fatta nel 1936, dove il socialismo era visto come uno degli elementi da cui avevano origine le moderne tirannidi. In questa parte conclusiva l'analisi di Battini si sforza di rendere ragione di un dibattito assai ampio, prendendo in considerazione il contributo di varie discipline (antropologia, sociologia, teoria politica). Se il panorama tracciato non è riconducibile a un motivo unitario, tuttavia emerge con chiarezza quanto, per i contemporanei degli eventi, il parallelo tra fascismo, nazismo e comunismo fosse moneta corrente. Sarebbe stato forse opportuno approntare una bibliografia finale che consentisse al lettore di ritrovare agevolmente i molti lavori citati in nota.


Maurizio Griffo